Vannacci e Rauti. Due storie differenti per una storia che potrebbe ripetersi?
Su “Il Fatto Quotidiano” dello scorso 8 febbraio, il noto politologo Marco Tarchi ha analizzato il caso Vannacci che tanto rumore sta facendo nella politica italiana soprattutto per i riflessi che il nuovo partito fondato dal generale potrebbe avere sul centrodestra, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno.
Futuro Nazionale, questo il nome del nuovo partito, farà parte del centrodestra, o si schiererà contro il centrodestra e le sinistre aggregando altre forze alla propria destra?
Nel “Vannacci in fuga e il patto mancato con Rauti nel ‘96”, con l’acume che ne contraddistinte le analisi, il professor Tarchi vaticina i rischi in cui potrebbe incorrere il centrodestra in caso di mancato accordo con il partito del generale in vista delle politiche del 2027, sempre che Futuro Nazionale raggiunga – tale sottolineatura è d’obbligo – un consenso elettorale tale da impensierire Giorgia Meloni ed i suoi alleati. Nel merito, il politologo fiorentino ricorda un precedente, quello delle elezioni politiche anticipate del 1996 perse dal centrodestra (Forza Italia, Alleanza Nazionale e Ccd) che sottovalutò la presenza del Movimento Sociale Fiamma Tricolore (MSFT) fondato un anno prima da Pino Rauti, in rigetto della svolta di Fiuggi.
Quelle elezioni furono vinte dalle sinistre che ebbero tutto il tempo per organizzarsi, grazie:
- all’allora Capo dello Stato Scalfaro che non volle sciogliere anticipatamente le Camere a seguito del ribaltone di Bossi del dicembre 1994;
- al centrodestra, che fece un magistrale autogoal politico consentendo la nascita di un esecutivo, elettoralmente illegittimo, quale fu il governo tecnico presieduto da Lamberto Dini.
Quando si votò, nell’aprile 1996, il mancato accordo con Rauti fece perdere al centrodestra – come ricorda Tarchi – “decine di seggi nei collegi uninominali”. All’epoca vigeva un sistema elettorale misto, accentuatamente maggioritario e marginalmente proporzionale.
La storia di allora potrebbe replicarsi fra il centrodestra ed il partito di Vannacci? Non lo sappiamo, anche perché vi sono delle differenze sostanziali in termini di uomini, epoche, partiti, contesti.
Al di là di aver indossato un’uniforme servendo la Patria in armi, seppur in epoche diverse, cosa potrebbero avere in comune il Vannacci di oggi con il Rauti dell’epoca? Almeno inizialmente una sola una cosa: l’entusiasmo che animò allora Rauti ed il suo movimento, lo stesso che anima oggi Vannacci con il suo partito, novità nel panorama politico italiano con adesioni, lodi, osanna dei convinti e dei decisi, ma anche degli indecisi e degli onnipresenti opportunisti in cerca di poltronare sistemazioni.
Quanto alle differenze fra Rauti e Vannacci, sono talmente tante, sostanziali e siderali, che ne elencheremo alcune per motivi di spazio.
Se Pino Rauti poté effettuare quella scelta scomoda e difficile per dar vita, all’indomani del congresso di Fiuggi, al MSFT in contrapposizione alla neonata Alleanza Nazionale, lo si deve al fatto che aveva alle spalle una connotazione storica, culturale, ideologica e politica ben definita, nata nelle infuocate trincee della Repubblica Sociale Italiana – cui lui, della classe 1926 aveva aderito volontariamente – per approdare al nascente MSI che abbandonerà a metà degli anni Cinquanta per fondare il Centro Studi Ordine Nuovo, organizzazione culturale dedita alle analisi dei fenomeni epocali ed agli approfondimenti storici, filosofici, sociali e politici. Fu un arrivederci al MSI visto che, sul finire del 1969, vi rientrò con i suoi seguaci; chi non approvò quel ritorno di Fiamma e nella Fiamma diede vita al Movimento Politico Ordine Nuovo.
Più studioso e intellettuale che politico, con un seguito giovanile più che ragguardevole, all’interno del MSI Rauti, portatore di nuove tesi e nuove idee, fu un leale oppositore dapprima di Almirante, successivamente di Fini. Tale lealtà non gli fu ricambiata quando conquistò la segreteria del MSI (gennaio 1990).
“Voglio mettere a studiare il partito” fu uno dei suoi assilli ma, la sua segreteria, in un MSI-DN uscito spaccato in due dal congresso di Rimini, fu sabotata dalla forte componente di Destra in Movimento che preparò il ritorno di Fini alla guida della Fiamma (luglio 1991).
Scrittore e giornalista, fondatore di riviste, lontano dal nostalgismo fascista, dotato di un linguaggio colto e filosofico che difficilmente faceva presa sulla massa, Rauti unico e solo, a metà degli anni Ottanta previde la “fine del socialismo realizzato”, ovvero del comunismo. Inoltre, fu lui a parlare di rivitalizzazione di quei “giacimenti sociali e culturali che fanno parte della nostra Storia”, di problematiche giovanili ed emancipazione della donna, di tematiche ambientali e salario sociale. Ebbe il suo momento nero quando fu coinvolto in fatti riguardanti il cosiddetto stragismo fascista dai quali ne uscì prosciolto e pulito.
Questi i motivi per i quali Rauti, “orgogliosamente missino”, all’indomani del congresso di Fiuggi che archiviò il MSI, poté fondare il MSFT avendo alle spalle un seguito di tutto rispetto.
Veniamo al generale paracadutista Roberto Vannacci, che ha ricoperto incarichi di prestigio, delicati e di responsabilità anche in teatri operativi di guerra. Il tutto partendo dallo “zaino, la casa di ogni soldato” quando si lascia la casa paterna per Servire la Patria.
Al momento nulla sappiamo circa una sua eventuale personale connotazione storica, culturale, ideologica e politica.
È assurto agli onori della cronaca nell’estate 2023 per aver scritto un libro, “Il mondo al contrario” – che non offende e dileggia nessuno – messo all’indice dalle sinistre, in testa Matteo Pucciarelli, giornalista del quotidiano “La Repubblica” che il generale Vannacci ancora oggi non finisce mai di ringraziare per la pessima recensione fatta al volume, generatrice di una incredibile vendita record.
Messo alla gogna in ogni dove, Vannacci ebbe in Matteo Salvini l’unico difensore dagli attacchi quotidiani cui era sottoposto in quel periodo. Il leader della Lega gli aprì le porte del partito candidandolo alle elezioni europee del 2024 ed il generale prese complessivamente oltre 500 mila voti diventando addirittura vicesegretario del Carroccio. Il resto è storia di questi giorni con l’uscita, un tantinello avventata ed incomprensibile, del generale dalla Lega, per dar vita a Futuro Nazionale, un partito tutto da scoprire e che vedremo nel corso dei prossimi mesi come si strutturerà e dove realmente si collocherà, e soprattutto se si dotterà di quelle strutture dipartimentali importanti per fare politica dando risposte adeguate alle esigenze del popolo.
Nelle prime interviste da leader di Futuro Nazionale, il generale Vannacci vanta il suo, come un partito di “Destra vera, fiera, orgogliosa, coerente, pura”. Premesso che dei valori di coerenza e purezza non ci si vanta ma, caso mai, sono altri a doverli riconoscere, riguardo eventuali figure ideali di Futuro Nazionale, al momento abbiamo solo un generico riferimento al generale Charles De Gaulle. Che il Vannacci voglia assurgere a novello De Gaulle della destra italiana ed europea? Tutto è possibile e legittimo. Tra l’altro, per quanto sparuti, nel recente passato abbiamo avuto dei casi in cui alcuni generali hanno visto meglio dei politici riscuotendo successo. Pensiamo appunto al generale De Gaulle che ha tanto inciso nella vita politica francese ed in quella internazionale.
Va ricordato anche il generale americano Douglas MacArthur, militare dalle ampie vedute ed intuizioni politiche che, da “Governatore” dell’atomizzato Giappone, alla fine del Secondo Conflitto Mondiale trattò lo stato nipponico con un rispetto, giustizia e generosità convincendo la classe politica USA a lasciare sul trono l’imperatore Hirohito. Lo stesso MacArthur, nella Guerra di Corea, a differenza della classe politica USA che aveva salvato il Comunismo dalla sconfitta nel Secondo Conflitto Mondiale, si fece promotore di una lotta strategicamente serrata al Comunismo cinese entrando in conflitto con il Presidente USA Truman, che lo destituì.
Restando negli USA, va annoverato il generale Dwight David Eisenhower, figura principale nella Seconda Guerra Mondiale, Capo dello Stato per due mandati, dal 1953 al 1961, eletto con il Partito Repubblicano. Eisenhower, in discontinuità con i suoi predecessori che di anticomunismo non volevano saperne, non ebbe alcuna difficoltà, nel dicembre 1959, a recarsi nella Spagna del Generalissimo Francisco Franco – in quel momento isolato dalla comunità internazionale – per siglare accordi militari ed economici al fine di avere al proprio fianco, nella lotta al Comunismo anche lo Stato iberico.
Naturalmente, fin da ora, Vannacci ha già chi tifa per lui; non solo i militanti del suo neonato partito, ma anche le sinistre che sperano in un Futuro Nazionale concorrenziale al centrodestra in vista delle politiche 2027. Chissà se non sono previsti inviti, per il generale, a partecipare a congressi ed assemblee delle sinistre. Incapaci di proporre un’alternativa alla Meloni, le sinistre si fanno del male da sole. Inspiegabile, giusto per fare un esempio, è il caso dei 5 Stelle che hanno relegato nel dimenticatoio un fuoriclasse come Alessandro Dibattista – chissà dove arriverebbero i pentastellati se Dibba fosse chiamato alla guida del partito – preferendo la subalternità al PD. Misteri della politica…
Il generale Vannacci dovrà stare attento alle trappole ed alle scimmiottature provenienti proprio da sinistra. Un copione già visto proprio con Rauti all’indomani della fondazione del MSFT. Improvvisamente Rauti non venne più bollato come “fascista” e “nemico della democrazia”, ma addirittura invitato, nel giugno 1995, al II Congresso del PPI in programma al Palazzo dell’Eur a Roma, presente – per nulla scandalizzato da quella presenza – il gotha di centrosinistra e delle sinistre, Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Armando Cossutta e compagni vari.
Sta di fatto che, dopo l’esperienza amara delle elezioni politiche 1996, quando si cercarono e realizzarono accordi fra il polo berlusconiano e la Fiamma Tricolore di Rauti, le sinistre ribattezzarono proprio Rauti “fascista”, rappresentante del “peggior neofascismo italiano” attaccando duramente il centrodestra per le intese con “Rauti, l’alleato fascista”. Chissà che la stessa storia non si ripeta con Vannacci. Ma, per adesso, è prematuro discuterne anche perché sarà interessante vedere la collocazione e la strutturazione del partito fondato dal generale.
Michele Salomone