Violenza antifascista… quella “buona”.
Segnali di pace giungono dalla martoriata terra di Palestina. A quanto pare l’intervento di Trump quasi a imporre una tregua in linea di massima sarebbe accettata sia dal governo di Israele che dai vertici di Hamas, sia pure con richieste di correzioni e rettifiche da ambo le parti.
Certamente la questione è molto complicata e non ci resta che attendere gli sviluppi. In ogni caso questa è una notizia che suscita un clima di distensione in chi, in queste ultime settimane, ha deciso di scendere in piazza per manifestare la propria insofferenza per l’inaudita violenza omicida contro una popolazione inerme da parte del governo di Tel Aviv. Tuttavia, esiste una parte politico-sindacale alla quale non è sembrato vero poter tornare a vivere, e dunque non ha perso l’occasione per riprendere ad agitare e ad agitarsi nelle piazze nel tentativo di guadagnare un’immagine fortemente compromessa.
Per la flotilla, per la Palestina, contro il genocidio di donne e bambini palestinesi, ma si potrebbero aggiungere altri e differenti motivi, si arriva devastare la Stazione Centrale di Milano, imbrattare i muri delle nostre città, incendiare auto e sfondare le vetrine di commercianti già vessati da una asfissiante pressione fiscale. Se poi capita il bersaglio politico giusto, queste frange non si lasciano scappare l’occasione anche perché, di solito, in questi casi gli aggressori finiscono per essere sempre gli altri: i “fascisti” che non meritano alcuna argomentazione a difesa.
Questa volta però la narrazione, già pronta in qualche cassetto, non poteva essere tanto difforme dalla realtà, da quanto realmente accaduto, e quindi le “intemperanze” antifasciste contro la sede di Pro Vita & Famiglia, il tentativo di assalto alla sede di CasaPound di Roma, con tanto di lancio di bombe carta e fumogeni contro il portone di quello stabile dove sono ospitate famiglie in difficoltà abitativa con bambini e disabili al seguito, è rimasto tale: un tentativo fallito grazie alla presenza ingente delle forze dell’ordine e dei riflettori puntati sull’evento, cosa che non accadde in altre circostanze come, ad esempio, quella del 21 settembre 2018 quando a Bari, in occasione della presenza di Matteo Salvini per una campagna elettorale, la sinistra organizzò in contemporanea una contromanifestazione denominata “Bari non si lega” che, deviando il percorso stabilito, passò per caso (?) proprio in prossimità della sede cittadina di CasaPound. Il risultato? 17 persone, che erano a presidio della loro sede, sono finite a processo per rispondere di riorganizzazione del partito fascista, lesioni personali, ecc.
Può capitare anche questo in questo Paese, che in taluni casi gli aggressori, i provocatori, passino per essere vittime, o che si cerchino le vittime per una reazione, per una ritrovata visibilità.
Non è la prima volta che questi soggetti, mai definiti per ciò che sono e per ciò che si dichiarano, e cioè antifascisti, ora assaltano sedi di movimenti e partiti, ora impediscono il libero esercizio della parola come accadde ad esempio a papa Benedetto XVI che non poté parlare all’apertura dell’anno accademico 2007/2008 alla Sapienza di Roma. Una serie infinita, quanto dolosamente dimenticata, di aggressioni fisiche e verbali da parte di incappucciati ma anche di incravattati che dovrebbe fare riflettere e che invece finisce nei cestini delle redazioni o in qualche riga della cronaca marginale di qualche quotidiano locale.
L’intellighenzia che conta chiude gli occhi su questi eventi facendoli considerare in fin dei conti una reazione antifascista, e quindi sol per questo giustificata o giustificabile, magari un po’ sopra le righe ma sempre utile a porre un freno al pericolo reale che è, e rimane, quello fascista. E da questa posizione di supremazia i soloni danno a tutti il patentino di conformità europea per governare come si vuole.
Non so se sia un fenomeno solo italiano ma, se ci fate caso, è ormai diventato sentimento diffuso l’accettare passivamente e trasversalmente che violenza sia, in ogni circostanza, sinonimo di fascismo e dunque anche quando gli antifascisti menano finiscono per essere fascisti. Questa degenerazione culturale non si è fermata neppure di fronte al governo Meloni se è vero che durante i talk show televisivi appare in tutta la sua portata: quando si passa allo scontro verbale si assiste allo spettacolo di invitati che si danno del fascista l’un l’altro. Sono di pochi giorni fa le patetiche immagini lanciate dalla TV dove Eyal Mizrahi, presidente dell’Associazione Amici di Israele ha dato del fascista a Enzo Iacchetti o, ancora più recentemente l’on. Daniele Capezzone che dà del “fascista rosso” al conduttore Luca Telese.
Eppure qualcosa, in senso inverso, sembra provenire da oltreoceano dove il Presidente degli USA, il repubblicano Trump, ha dato l’ordine esecutivo di considerare l’organizzazione Antifa quale organizzazione terroristica
ordinando: “Tutti i dipartimenti e le agenzie esecutive competenti dovranno avvalersi di tutte le autorità competenti per indagare, interrompere e smantellare qualsiasi operazione illegale, in particolare quelle che comportano azioni terroristiche, condotta da Antifa o da qualsiasi persona che affermi di agire per conto di Antifa, o per la quale Antifa o qualsiasi persona che affermi di agire per conto di Antifa abbia fornito supporto materiale, comprese le necessarie azioni investigative e penali contro coloro che finanziano tali operazioni. tutti i dipartimenti e le agenzie esecutive… di indagare, interrompere e smantellare tutte le operazioni illegali… condotte da Antifa”.
La bbc.com pur trattando la questione in maniera critica, soprattutto con riferimento alla costituzione statunitense, ha tuttavia riferito che: “ciò che distingue Antifa dai principali gruppi di sinistra è la disponibilità di alcuni dei suoi attivisti a ricorrere alla violenza per promuovere la propria causa, cosa che a loro volta sostengono sia una forma di autodifesa. Gli attivisti spesso indossano abiti scuri e si coprono il volto in pubblico. Video online visionati dalla BBC mostrano alcuni di loro che portano mazze, scudi, bastoni e spray al peperoncino durante i raduni. Nel 2017, circa 100 attivisti mascherati con cartelli e bandiere legati all’Antifa hanno attaccato un gruppo di manifestanti di destra a Berkeley, in California, provocando numerosi arresti. Durante i disordini scoppiati negli Stati Uniti dopo l’uccisione di George Floyd nel 2020, un autoproclamato attivista Antifa, Michael Reinoehl, 48 anni, ha sparato e ucciso un sostenitore di Patriot Prayer, un gruppo di estrema destra della zona di Portland. Reinoehl è stato successivamente ucciso a colpi d’arma da fuoco dalla polizia. Gli attivisti antifascisti divulgano regolarmente anche l’identità e i dati personali di coloro che ritengono essere attivisti di estrema destra. Questa tattica, comunemente nota come “doxxing”, mira a far licenziare le persone dal loro lavoro e ad emarginarle socialmente. In seguito all’uccisione di Charlie Kirk, BBC Verify ha visto messaggi di alcuni membri autoidentificatisi come Antifa – su Reddit e X – che difendevano la sparatoria”.
Ora, sono personalmente convinto che sulla violenza non si possa speculare e che la stessa non debba essere attribuita ontologicamente a nessuno. La violenza va condannata per quello che è, poiché non esiste una violenza nera o rossa, una migliore o una peggiore, una giustificata ed una ingiustificabile. Esiste la violenza che è negazione della ragione umana esattamente come la guerra. La violenza è la sconfitta dell’uomo e dell’umanità e dunque la Comunità ha il dovere di intervenire. Sempre.
Dunque, finiamola. Facciamo le persone serie.
Paolo Scagliarini