Aldo Finzi, il fascista trucidato alle Fosse Ardeatine
Siamo certi – ci si perdoni il ripetitivo gioco di parole – di una certa perplessità che aleggerà in chi, leggendo il titolo della presente, faticherà nel vedere accostato il nome prettamente ebreo di Finzi al termine fascista. Sgomberiamo il campo dagli equivoci. Il Fascismo, che non nacque razzista, ma lo diventò nel 1938 con la legislazione antiebraica per imitare Hitler, fin dai suoi albori annoverò nelle sue fila vari ebrei fra i quali appunto Aldo Finzi.
FINZI-MUSSOLINI, NEGLI IDEALI CONTRAPPOSTI LA COMUNE PASSIONE PER IL VOLO
Nato a Legnago nel 1891 da famiglia di ebrei convertitasi al cristianesimo e fedele agli ideali risorgimentali, sportivo, aviatore che nella Prima Guerra Mondiale merita una Medaglia d’Argento al Valor Militare e due di Bronzo al Valor Militare, Finzi è un appassionato del volo.
Fascista della prima ora, Finzi è sempre in prima fila negli scontri che caratterizzano il primo drammatico dopoguerra.
Al di là della politica, che almeno inizialmente li vede su fronti contrapposti, Finzi e Mussolini hanno una passione comune: quella dell’aeroplano.
La passione di Mussolini per l’Aviazione, come andiamo a documentare, non può essere considerata una trovata propagandistica scaturita nel momento in cui diventa Capo del Governo nell’ottobre 1922, ma è un qualcosa di più profondo che ha pervaso addirittura il Mussolini socialista fin dal 1909 allorquando, scrivendo su «Il Popolo», giornale trentino diretto dal suo amico e compagno Cesare Battisti, viene colpito dalle imprese aviatorie di Arthur Charles Hubert Latham e Louis Blèriot. Un interesse quello per l’aeroplano che andrà crescendo progressivamente spingendosi ben oltre il 1914, anno in cui, abbracciata la causa interventista, viene espulso da quel Partito Socialista che lo ha visto protagonista di tante battaglie pacifiste ed antimilitariste. Soffermiamoci su tale aspetto.
Il momento di maggior successo il Mussolini socialista lo consegue nel 1912. Al congresso socialista di Reggio Emilia tenutosi nel mese di luglio, attacca duramente gli esponenti riformisti del partito. Pur non divenendo segretario, imprime al partito un indirizzo accesamente rivoluzionario. A dicembre assume la direzione del quotidiano del partito, «Avanti». La verve polemica e la facile penna di cui è dotato non solo impennano le vendite del giornale, ma originano anche la nascita nel 1913, di «Utopia», rivista quindicinale del «Socialismo Rivoluzionario» diretta dallo stesso Mussolini.
Proprio nel 1913, Mussolini prova per la prima volta l’emozione volo intuendo l’importanza del mezzo aereo. Teniamo conto che un tale pensiero sarebbe stato considerato eretico nel Partito Socialista, movimento a forte vocazione antimilitarista e rivoluzionaria. Non a caso, Mussolini è uno dei principali organizzatori degli scioperi che nel giugno del 1914 sfociano nella famosa «Settimana rossa» non approvati dalla componente moderata del partito.
FINZI E MUSSOLINI SULLA STESSA BARRICATA
Quando nell’agosto dell’incandescente 1914 scoppia il Primo Conflitto Mondiale l’Italia, che con Austria e Germania fa parte della Triplice Alleanza, proclama la neutralità. Nella circostanza, se i nazionalisti si schierarono a favore dell’intervento per rivendicare Trento e Trieste all’Italia sperando nella comprensione austriaca, i socialisti alzano la bandiera della neutralità assoluta. A questo punto nella personalità, nell’animo di Mussolini, comincia ad agitarsi un qualcosa di incredibile per un socialista. Pur non volendo mettere in discussione la fede politica per la quale fino a quel momento si è speso, pensa ad un qualcosa di nuovo, di originale che dovrebbe coesistere con l’idea rivoluzionaria e socialista: la Nazione. Incomincia a riflettere su un intervento dell’Italia però contro l’Austria; pensa ad una coesistenza fra Patria e Socialismo. Quest’ultimo suo sogno non si realizza e, nei mesi di ottobre e novembre 1914, giunge la rottura definitiva. Dimessosi da direttore dell’«Avanti», Mussolini fonda «Il Popolo d’Italia», «quotidiano socialista» il cui primo numero esce il 15 novembre del 1914. Viene immediatamente espulso dal Partito. Il pensiero di Mussolini si realizza nel maggio radioso del 1915 allorquando, denunciando l’alleanza che la lega ad Austria e Germania, l’Italia guidata dal pugliese Antonio Salandra, attraversata dal fervore di un variegato, giovane ed esuberante – seppur minoritario – movimento interventista dominato da D’Annunzio, entra in guerra al fianco dell’Intesa, alleanza formata da Gran Bretagna, Francia e Russia. È giunta l’ora delle rivendicazioni nazionali. Con la scelta interventista, Filippo Corridoni, Cesare Battisti, Mussolini e pochi altri socialisti, nel nome di quella continuità ideale, morale e storica che li lega a Pisacane e Garibaldi, cercano di riaffermare i valori di un Socialismo Patriottico, Nazionale e Tricolore legato alla tradizione risorgimentale. Osannato il Combattentismo ed il mondo militare, il bersagliere Mussolini partecipando volontariamente al conflitto continua a subire la fascinazione del mezzo aereo impiegato dalle parti in lotta.
Nell’agosto 1915 decolla da Cascina Costa, vola per dieci minuti su di un Farman pilotato dal sergente Pettazzi. Infervorato da quella situazione, Mussolini fa cenno al Pettazzi di «Salire, salire!» più in alto. Nel febbraio del 1917 deve accomiatarsi dalla trincea perché ferito. Si catapulta nella barricata del giornalismo dove il suo «Popolo d’Italia», dall’agosto del 1918 sottotitolato «Quotidiano dei combattenti e dei produttori», diviene un formidabile strumento propagandistico al servizio dell’Italia in armi. In quel contesto, vedendola come Arma del futuro, accentua l’interesse per l’Aviazione duramente impegnata negli infuocati cieli di guerra.
Il 1° luglio 1918 decolla dal campo di aviazione di Barzoli su di uno SVA con il sergente Antonio Stoppani.
Stoppani mette alla prova il coraggio di Mussolini: abbandonati i comandi, il pilota alza le braccia per vari minuti alla velocità di 215 chilometri sul mar Tirreno. Non potendo dialogare, Stoppani allunga all’ospite un portasigarette di legno dove è scritto a matita: «Siamo a 1700 metri. Volete prendere ancora quota?». «Sì, ancora, ancora!», gesticola Mussolini con le mani, «Ancora, ancora! Più in alto!».
Otto giorni dopo, il 9 agosto, Finzi è protagonista con D’Annunzio ed altri temerari del cielo con la squadriglia «Serenissima», nel celeberrimo volo su Vienna. Se Mussolini ha dovuto compiere un articolato percorso per sposare l’Idea Nazionale, Finzi ha sempre creduto in detto ideale.
MUSSOLINI E FINZI UNITI NEL NOME DELL’ARMA AZZURRA
Il primo dopoguerra è un periodo alquanto duro per l’Italia attraversata da disordine, sovversione, crisi politica ed economica. Alto è il rischio di una guerra civile. Se le sinistre pensano di attuare una rivoluzione simile a quella bolscevica affermatasi in Russia nel 1917, dal canto loro, le forze nazionali e patriottiche si oppongono all’ondata rossa mettendo in campo reduci vilipesi, nazionalisti, futuristi di Marinetti e Fasci di Combattimento, questi ultimi fondati da Benito Mussolini a Milano, il 23 marzo 1919.
È in questo periodo che Finzi e Mussolini si incontrano politicamente vista l’adesione del primo ai Fasci di Combattimento.
Finzi, eletto alla Camera nel maggio 1921 con Mussolini ed altri 32 deputati fascisti presentatisi nel Blocco Nazionale è subito protagonista il 13 giugno successivo, con i suoi neo eletti camerati, della cacciata dal detto consesso elettivo di Francesco Misiano, deputato comunista noto per il suo antimilitarismo che di lì a poco sarà processato – novembre 1921 – dal Tribunale di Palermo con l’accusa di «diserzione».
I governi liberali assistono impotenti alla caduta della Nazione verso il baratro. Nell’ottobre 1922 Re Vittorio Emanuele III conferisce l’incarico di formare il nuovo Governo al trentanovenne Benito Mussolini che dà vita ad un Esecutivo di coalizione appoggiato da liberali, popolari e fascisti, questi ultimi sono gruppo di minoranza. Della compagine governativa fa parte, per il Partito Popolare, in qualità di Sottosegretario all’Industria e Commercio, Giovanni Gronchi, futuro Presidente della Repubblica dal 1955 al 1962.
Nel neonato Governo Mussolini Finzi ricopre l’incarico di Sottosegretario agli Interni, ma c’è ben altro che
accomuna i due.
Con Regio Decreto 24 gennaio 1923 n. 62 viene istituito il Commissariato per l’Aeronautica che ha al proprio vertice Mussolini quale Commissario e Finzi Vice. Finzi è un uomo talmente di fiducia del Capo del Governo da essere uno dei pochi a dargli del Tu.
Quando Finzi, in uniforme di Generale della Milizia, convola a nozze il 21 febbraio 1923 con la ventitreenne Maria Luigia Clementi, unitamente a Guglielmo Marconi ed altre personalità, Mussolini prende parte al Matrimonio che si celebra a Roma, nella cappella di Palazzo Vannutelli, restando inginocchiato durante la cerimonia officiata dal cardinale Vincenzo Vannutelli. Che sia cominciato in quel momento il suo percorso di conversione per decenni trattato e discusso da alcuni sacerdoti?
Il 28 marzo 1923 nasce la Regia Aeronautica quale Arma autonoma: è il provvedimento tanto atteso dai fautori di un’Arma Azzurra autonoma. Finzi nelle vesti di Vice Commissario è un fiume in piena.
Il 31 luglio 1923, d’intesa con Mussolini decide di “tecnicizzare” la Regia Aeronautica costituendo il Regio Corpo del Genio Aeronautico, il Commissariato Militare dell’Aeronautica, i Ruoli del Personale Civile, tecnico ed amministrativo, tutti dipendenti dal Commissariato Aeronautica. Si tratta di provvedimenti studiati ed elaborati a tempo record grazie anche alle competenze ed all’operatività di Finzi ed a quanti hanno lavorato al provvedimento che, per essere approvato, necessita dei previsti passaggi istituzionali.
La costituzione del Regio Corpo del Genio Aeronautico viene statuita dal Regio Commissariale del 31 luglio.
Il Regio Commissariale è un atto talmente importante che, una volta approvato, viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia.
In genere, ad uno specifico provvedimento vi prende parte la componente istituzionale interessata ed il Ministro delle Finanze per quelle che noi oggi chiamiamo “le coperture” finanziarie.
Concluso l’iter in seno al Commissariato, il provvedimento che attiene la costituzione del Regio Corpo del Genio Aeronautico deve passare sotto le grinfie di Alberto de’ Stefani, austero Ministro delle Finanze, una personalità che di economia se ne intende, attenta ai bilanci, rigorosa nella gestione delle risorse statali.
Ufficiale combattente nella Prima Guerra Mondiale, per quanto abbia abbracciato originariamente la causa nazionalista e successivamente quella fascista fino a diventarne deputato nel 1921, fondamentalmente de’ Stefani è liberale in politica, liberista in economia, contrario allo statalismo ed al dirigismo, allergico ad ogni forma di protezionismo, fustigatore delle speculazioni borsistiche.
Certo è che, nel momento in cui de’ Stefani controfirma l’atto vergato da Finzi, il Regio Commissariale del 31 luglio 1923 viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno n. 198 del successivo 23 agosto.
Il Corpo del Genio “tecnicizza” la neonata Arma Azzurra per quel che concerne progettazione, costruzione, allestimento, collaudo, approvvigionamento, armamento, manutenzione. Per far parte del Corpo è necessaria la laurea in ingegneria o chimico-fisica, o aver frequentato la Scuola di Applicazione d’Artiglieria e Genio.
Retto da un Direttore con il grado Maggiore Generale, il Corpo si compone di n. 125 ufficiali; dei 9 Colonnelli previsti, n. 1 ricopre l’incarico di Vice Direttore Superiore.
Propedeutica alla nascita del Genio Aeronautico, è stata l’azione di Finzi non appena insediatosi al Commissariato per l’Aeronautica. Non è sfuggita, infatti, al neo Vice Commissario la qualità scadente del materiale aeronautico. In particolare è stata accertata la mancata alienazione di una parte dei motori residuati di guerra. Si tratta di materiale deperito o facilmente deperibile che, oltre a mettere a repentaglio la vita dei piloti – gli incidenti di volo sono frequenti – grava sulle casse dello Stato visti gli esosi costi di manutenzione. La gestione-Finzi accerta, inoltre, che una direttiva del 1922, stabilisce che vecchi motori accatastati presso i campi di aviazione, anziché essere distrutti, possono essere venduti a beneficio delle casse dell’erariali. Anche per i detti motivi si è reputato indispensabile mettere ordine in un settore delicato come quello del materiale aeronautico.
Con la nascita del Regio Corpo del Genio Aeronautico, la giovane Arma Azzurra, guarda al futuro dandosi
un obiettivo fondamentale: ingegno, scienza e tecnica devono dare linfa alla evoluzione del mezzo aereo. Non è un caso che di lì a poco, vittorie, primati, e record conseguiti – alcuni dei quali ancora oggi imbattuti – faranno della Regia Aeronautica un Arma di eccellenza a livello mondiale.
Per la cronaca, il 12 gennaio 1937, a Roma, il Capo del Governo, Benito Mussolini conseguirà presso l’Aeroporto del Littorio – inaugurato nel 1928 – il brevetto di Pilota Militare d’Aeroplano.
IL DELITTO MATTEOTTI, PER FINZI L’INIZIO DELLA FINE
Finzi divide il suo tempo fra il Ministero dell’Interno ed il Commissariato Aeronautico.
La sua parabola discendente ha inizio nel giugno 1924 quando, sollecitato da Mussolini, lascerà gli incarichi a causa del rapimento – 10 giugno – del deputato e segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti, il cui corpo sarà ritrovato nell’agosto successivo nei dintorni di Roma. Finzi si dimette solo per obbedienza al capo, nel nome dell’ordine e della disciplina fascista. Non è il solo Finzi ad essere sacrificato viste le dimissioni di Cesare Rossi, addetto stampa di Mussolini e del generale Emilio De Bono, Direttore della Pubblica Sicurezza.
Finzi dà così l’addio alla politica ed all’Arma Azzurra alla quale resterà legato non solo idealmente, ma anche concretamente; volerà infatti periodicamente per mantenere il brevetto di pilota.
Lascia il Commissariato per l’Aeronautica dopo aver donato tanto alla causa Azzurra. In fondo l’Aeronautica è anche una sua creatura.
Riguardo l’uccisione di Matteotti da parte di squadristi fascisti, peraltro condannati ad oltre cinque anni di carcere nel processo tenutosi a Chieti nel 1926, le indagini sul delitto Matteotti – nel corso delle quali Finzi non ha avuto alcuna difficoltà ad essere interrogato dai magistrati – non proveranno responsabilità penali di Finzi e dello stesso Capo del Governo.
Giunge il Secondo Conflitto Mondiale e Finzi resta in disparte.
Dopo lo’8 settembre 1943 entra in contatto con alcuni partigiani cui presta assistenza.
Arrestato a causa di una soffiata il 28 febbraio 1944, il Tenente Colonnello della Regia Aeronautica Aldo Finzi morirà a Roma, il successivo 24 marzo, nella rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine, seguita all’attentato partigiano consumatosi ventiquattr’ore prima a Via Rasella.
Per i tedeschi fu cosa ghiotta inserire quel nome ebraico fra i condannati a morte.
Michele Salomone