Bari. Morire per la NATO?

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In un periodo storico caratterizzato da numerosi conflitti, il tema della guerra e dell’atlantismo è più che mai attuale e oramai fa parte della vita quotidiana degli italiani.

La popolazione è “informata e spaventata” dai continui titoli di telegiornali e social media, dalle dichiarazioni roboanti, a turno, dei vari Trump, Von Der Leyen, Zelensky, dei nostrani interventisti come Calenda e Picierno o delle istituzioni in continua allerta rappresentate dal Presidente Meloni o da Macron o Merz. In un contesto che vede l’Italia ripudiare la guerra come da Costituzione, il dibattito su interventismo, appoggio militare e Trattati Internazionali è sempre più frizzante.

A Bari, sabato 18 aprile, si è tenuto al riguardo un partecipato e interessante dibattito con il Tenente Colonnello (Ris) Fabio Filomeni, che ha presentato al pubblico i suoi due libri “Morire per la Nato?” e “Io come Chavez”, invitato dal Movimento Indipendenza della Puglia, che vede in Gianni Alemanno il suo leader e rappresentato nell’incontro dal Segretario Regionale Primiano Calvo.

Nell’incontro, condito da numerosi aneddoti vissuti in prima persona da Filomeni nelle numerose esperienze militari all’estero, come in Iraq, Ruanda o Kosovo si è parlato del ruolo della Nato, che a detta dell’autore ha chiaramente cambiato pelle negli ultimi 30 anni, assumendo un ruolo sempre più invasivo e aggressivo nello scacchiere mondiale e principalmente in quello europeo.

La guerra in Ucraina, infatti, ne è la prova più evidente. Secondo Filomeni, infatti il rischio di una escalation incontrollata è enorme, al punto da catalogare la Guerra Fredda, come oramai caldissima.

L’opinione pubblica, a sua volta viene, come spesso accade, indirizzata verso la parte “più comoda” ad appoggiare le tesi di determinati poteri. Le minacce russe, assolutamente pompate ad arte, spaventano però solo una parte della popolazione. E dopo 4 anni di conflitto e di sanzioni autolesioniste, i popoli europei, come testimoniano le elezioni tenutesi in questi mesi in Germania, Bulgaria o Romania hanno prodotto una nuova ondata di vittorie delle forze sovraniste e anti-sistema, anti-UE, stanche dei diktat e delle politiche guerrafondaie a discapito degli interessi nazionali.

Di qui, la domanda viene spontanea: è opportuno morire per la NATO? Chi e quanti sono ancora disposti ad immolarsi per certe politiche che non hanno più nulla di difensivo, ma sono spesso solo un alibi per coprire i misfatti geo politico-economici dei governi in carica? Quanti sono ancora disposti ad impoverirsi per sostenere guerre che non hanno nulla a che fare con le reali esigenze dei popoli e che non rispettano i Trattati?

I popoli europei non vedono il pericolo russo alle porte e nemmeno in lontananza, ma notano il proprio impoverimento a favore di investimenti pro-guerra, a scapito del proprio benessere. Sanità pubblica, stato sociale, immigrazione fuori controllo, mercato della droga in continua espansione e sicurezza territoriale sono le vere priorità che emergono parlando tra la gente comune, in barba alle storielle buffe che ci raccontano taluni soloni in UE e nei nostri talk show.

Francesco Di Sario