Europa mediterranea, il ventre molle dell’UE.
Da tempo l’Unione Europea ha avviato una politica economica tesa a favorire le industrie franco-tedesche a discapito di quelle dell’area mediterranea ivi compresa, quindi, anche l’Italia. E’ agevole la constatazione che i finanziamenti destinati a quest’area economica sono volti soprattutto ad incentivare comparti come digitalizzazione, energia rinnovabile e turismo. In altri termini il nostro destino sembra essere quello di un grande parco giochi, di un luna park dove, dove milioni di persone verranno a riposarsi o divertirsi. Questo nelle intenzioni perché, in fin dei conti, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e questo progetto sciagurato è già stato messo a dura prova sia dall’emergenza covid-19, in seguito alla quale è stato approvato il famoso PNRR che oltre alla digitalizzazione e alla transizione ecologica, prevede investimenti per infrastrutture, istruzione, coesione sociale e salute, sia dallo scontro economico in atto e che il mondo a guida statunitense non tollera.
Le guerre in atto, l’aggressione alla parte meridionale dell’Europa da parte di milioni di persone che premono alle frontiere e che invadono le prime isole di approdo (Lampedusa ma anche Creta, Chios, ecc.), le sanzioni che vengono approvate dall’UE, ora nei confronti di Mosca, ora nei confronti di Tel Aviv, ora di altri, riducono drasticamente le opportunità economiche dell’Europa mediterranea che, secondo le politiche dell’Unione, avrebbe dovuto vivere di turismo. A tutto ciò si aggiunga anche l’insorta necessità di armarci, tutti, contro una paventata aggressione di una potenza straniera che sarebbe pronta a farci in un sol boccone. Apprendiamo dalla Russia che la NATO, cioè anche noi, saremmo già in guerra mentre il Ministro Crosetto rilascia dichiarazioni allarmanti: l’Italia non è pronta ad affrontare un conflitto.
Il clima, dunque, è tutt’altro che da vacanze romane e questo non soltanto in Italia. Nella vicina Grecia l’on. Dimitrokallis ha denunciato «una “confessione di debolezza e di arretramento nazionale” da parte di Mitsotakis, sottolineando che la Grecia non può “nascondersi dietro il diritto internazionale” quando la Turchia minaccia i diritti sovrani. In una recente intervista, Kyriakos Mitsotakis, Primo Ministro greco, ha sostanzialmente ammesso di non temere un “conflitto” nell’Egeo, perché – come ha detto – ci “nasconderemo dietro il diritto internazionale”. Questa è una frase che equivale ad abbandonare la nostra sovranità nazionale e riconoscere che la Grecia non ha la volontà di difendere i propri diritti con il potere che ha. Quando la Turchia minaccia quotidianamente, viola il nostro spazio aereo e sfida i nostri diritti sovrani, la risposta di un leader non può essere “ci nasconderemo”, ma “ci opporremo”. La dichiarazione del Primo Ministro trasforma la Grecia in spettatrice del proprio destino. L’invocazione del diritto internazionale ha valore solo se accompagnata da potere deterrente e determinazione nazionale. Altrimenti, diventa una scusa vuota che invia un messaggio di debolezza ad amici e nemici. E questo messaggio è distruttivo: mostra agli alleati un Paese che manca di fiducia in se stesso, mentre dà alla Turchia spazio e audacia. L’Egeo – afferma l’on. Dimitrokallis – non è un luogo di dialogo sulle relazioni “amichevoli” con Ankara, come sostiene il signor Mitsotakis, ma un confine della nostra Patria. Dove l’ellenismo si è erto per secoli a difendere la propria libertà. Chiunque consideri i turchi “amici” in un momento in cui minacciano le nostre isole, i nostri soldati e i nostri cittadini tradisce la storia e la missione della nazione. La Grecia non ha bisogno di leader che si nascondono; ha bisogno di leader che guardino il popolo negli occhi e dichiarino: “Non cederemo un centimetro di terra, un’onda di mare o un soffio di spazio aereo”. La dignità nazionale non si contratta, né si nasconde. Si rivendica e si difende con coraggio, come si addice alla nazione greca. Allo stesso tempo, la realtà economica vissuta dal popolo greco smentisce solennemente gli annunci artificiosi del signor Mitsotakis al TIF. La precisione sta mettendo in ginocchio le famiglie, gli speculatori delle grandi catene e degli oligopoli energetici stanno strangolando ogni bilancio familiare, mentre la casa è diventata un sogno irraggiungibile per le nuove generazioni. Gli affitti sono alle stelle, i giovani sono costretti a convivere o ad abbandonare gli studi e la patria, mentre il governo chiude un occhio sui grandi investitori e sulle piattaforme multinazionali che traggono profitto dal bisogno abitativo della gente».
Paolo Scagliarini