Il “Filippin” apre al digitale: rischi e opportunità

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Ci troviamo a Pieve del Grappa, l’Istituto Filippin inaugura nel Veneto il primo Liceo Scientifico a curvatura in Intelligenza Artificiale e Scienza dei Dati, per formare cittadini consapevoli e competenti nell’uso delle tecnologie emergenti che integrano la tradizione scientifica con una visione digitale e interdisciplinare. Etica, privacy, ruolo del docente e formazione del pensiero critico, le nuove sfide da affrontare inevitabilmente. Facciamo il punto con  Sileno Rampado, Dirigente dell’Istituto ormai centenario che porta il nome del suo fondatore, Monsignor Erminio Filippin. 

Dott. Lombardo , un giovane del XXI secolo quali competenze dovrebbe acquisire?

L’indirizzo mira a sviluppare nei giovani la capacità di risolvere problemi complessi, la motivazione, la proattività, il pensiero critico e creativo. Inoltre, prepara gli studenti a interagire responsabilmente con le tecnologie. Le competenze avanzate che si acquisiscono sono nei campi dell’analisi dei dati, dell’IA e della modellizzazione matematica dei fenomeni, oltre a competenze trasversali come il pensiero logico e la capacità analitica.

L’automazione cambia il lavoro, come si forma un cittadino “critico e consapevole” e non solo un tecnico competente?

L’obiettivo è formare “cittadini consapevoli e protagonisti del futuro digitale”. Per affrontare lo scenario di trasformazioni profonde causate da algoritmi e IA, l’indirizzo si propone non solo di insegnare a usare strumenti tecnologici, ma soprattutto di offrire le “chiavi per comprenderli, interpretarli e governarli”. Questo approccio si attua anche attraverso lo sviluppo del pensiero critico e creativo, e l’integrazione di riflessioni etiche e sociali sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale.

Come si coniuga tradizione umanistica e valoriale dell’Istituto con l’innovazione tecnologica?

Il percorso è multidisciplinare e unisce saperi scientifici e umanistici in un dialogo continuo. Le discipline filosofiche e sociali, le lingue e l’italiano fanno parte del dialogo. In particolare, sono previsti laboratori che trattano:

  • Etica e Sicurezza Digitale: riflessione sull’impatto sociale e morale dell’IA, privacy, responsabilità e cittadinanza digitale.
  • IA, Economia e Scienze Sociali: comprensione dei cambiamenti economici e sociali dell’era digitale.
  • Linguaggio Naturale e IA: ad esempio, dalla traduzione automatica ai chatbot.
  • Data Science & Lingue Straniere: analisi di testi e comunicazione scientifica in lingua inglese. 

Quali le discipline potenziate e/o introdotte?

L’indirizzo è un perfezionamento del Liceo Scientifico Scienze Applicate. La curvatura integra la solida formazione di tale Liceo con lo studio delle nuove tecnologie, attraverso laboratori di programmazione, analisi dei dati, machine learning e riflessioni etiche e sociali. Il percorso è multidisciplinare e mette in dialogo matematica, fisica, scienze naturali, lingue, discipline filosofiche e sociali. I laboratori coinvolgono discipline matematiche, informatiche, scientifiche, economiche, linguistiche e umanistiche.

Quali strumenti e tecnologie utilizzerete in laboratorio?

I laboratori si focalizzano sulla sperimentazione di strumenti e metodologie per:

  • La programmazione.
  • L’analisi statistica e la visualizzazione dei dati.
  • L’applicazione di modelli matematici, algoritmi e strumenti informatici a scenari reali.
  • Machine Learning.
  • Big Data.
  • Robotica.
  • Computer Vision (riconoscimento visivo, reti neurali).
  • Linguaggio Naturale e IA (traduzione automatica, chatbot).
  • Cybersecurity (Sicurezza Digitale).

In che modo filosofia, scienze sociali e discipline umanistiche dialogano con la tecnologia?

Il dialogo si realizza attraverso il percorso multidisciplinare e i laboratori interdisciplinari che affrontano problemi complessi da prospettive diverse. Esempi di questo dialogo includono:

  • Etica e Sicurezza Digitale: riflessione sull’impatto sociale e morale dell’IA.
  • IA, Economia e Scienze Sociali: comprensione dei cambiamenti economici e sociali dell’era digitale.
  • Arte, Design e Intelligenza Artificiale: creatività aumentata con strumenti di IA.
  • Data Science & Lingue Straniere: analisi di testi e traduzioni automatiche. 

L’Istituto promuove nuovi sbocchi professionali con il percorso innovativo digitale e di formazione scientifica?

Sì. L’attivazione di questo indirizzo è supportata dalle analisi del World Economic Forum che prevedono la creazione di circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030 legati proprio alle tecnologie emergenti, e la trasformazione del 39% delle competenze oggi richieste.Il percorso offre agli studenti competenze avanzate per i lavori di domani e li prepara a proseguire in percorsi universitari e professionali negli ambiti scientifico, tecnologico ed economico.Gli sbocchi professionali includono settori come data science, informatica, ingegneria, ricerca scientifica, economia digitale e innovazione tecnologica. 

Quali le opportunità e i rischi nell’uso dell’I.A. a scuola?

L’intelligenza artificiale può essere un alleato potente nella personalizzazione dell’apprendimento, in quanto permette di adattare i percorsi didattici alle esigenze di ciascun alunno, di favorire l’inclusione, di stimolare la creatività e di migliorare l’efficacia della valutazione formativa. Tuttavia, il suo impiego porta con sé rischi significativi: la dipendenza dagli algoritmi, la perdita di autonomia cognitiva, la possibile omologazione dei processi di pensiero e la riduzione della scuola ad un luogo di mera esecuzione di procedure. 

Lo studente può abituarsi a seguire soluzioni o test già pronti, a scapito delle proprie capacità cognitive?

Sì, lo studente può essere indotto a scegliere scorciatoie — testi precompilati, soluzioni automatiche, sintesi già fatte — perdendo così il gusto della ricerca, dell’errore e del pensiero critico. L’I.A. può diventare una “protesi cognitiva” che sostituisce la fatica del comprendere, se non è accompagnata da una solida educazione al discernimento. È fondamentale che l’uso dell’intelligenza artificiale non sostituisca il processo di apprendimento, ma lo stimoli, lo renda più consapevole e riflessivo.

Ci sono rischi per la privacy e la sicurezza dei dati degli studenti?

I rischi per la privacy e la sicurezza dei dati sono reali e rilevanti. L’uso di piattaforme e strumenti I.A. implica la raccolta e l’elaborazione di grandi quantità di informazioni personali, spesso sensibili. Se non gestiti in modo trasparente e conforme alle normative, questi dati possono essere utilizzati per profilazioni, valutazioni automatizzate o fini commerciali.
Il tema della “privacy digitale” dovrebbe quindi diventare parte integrante dell’educazione civica e digitale, non solo un aspetto tecnico: educare alla tutela dei propri dati significa educare alla libertà e alla responsabilità.

Si rischia una valutazione standardizzata, che sconfina tra umano e artificiale, facendo venire meno il ruolo del docente? 

L’introduzione di sistemi automatizzati di valutazione può portare a una pericolosa standardizzazione dei giudizi. L’I.A. può analizzare dati, ma non cogliere sfumature umane come la motivazione, la creatività, la crescita personale.
Il rischio è che il docente venga ridotto a “supervisore di sistema”, anziché essere riconosciuto come educatore e accompagnatore. La valutazione, nella sua dimensione autenticamente educativa, resta un atto relazionale e interpretativo, non sostituibile da algoritmi.

Come trattare il problema della “dipendenza tecnologica”?  

Il rischio di dipendenza è connesso alla gratificazione immediata che la tecnologia offre: risposte pronte, processi accelerati, semplificazione dei compiti cognitivi.
Educare a un uso critico dell’I.A. significa invece sviluppare la capacità di sospendere, di interrogare, di non accettare tutto ciò che è “efficiente” come necessariamente “buono”. L’obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma insegnare a governarla — ad “abitare il digitale” senza esserne dominati.

In che modo s’inserisce nella missione educativa lasalliana?

Nella prospettiva lasalliana, l’educazione è sempre un atto di attenzione alla persona nella sua integralità. L’I.A. può essere uno strumento utile se serve la crescita dell’alunno “nella mente e nel cuore”.
Il compito educativo è guidare gli studenti a un uso etico, solidale e critico delle tecnologie, promuovendo un’intelligenza che resti umana, capace di relazione, empatia e responsabilità. L’I.A. può diventare occasione per ripensare la scuola come luogo di discernimento, dove si impara a convivere con le macchine senza smarrire la propria identità. 

Gli strumenti automatizzati nella didattica possono indebolire la relazione educativa tra docente e studente e anche diminuire il pensiero “critico” attraverso un apprendimento passivo?

Gli strumenti automatizzati non devono mai sostituire la relazione educativa, che è il cuore del processo formativo. Quando la tecnologia diventa mediatore esclusivo, il rischio è un apprendimento “passivo”, dove lo studente consuma informazioni invece di costruire significato.
La sfida è dunque umanizzare l’innovazione: usare l’I.A. per liberare tempo e risorse, affinché il docente possa dedicarsi di più all’ascolto, al dialogo e alla formazione del pensiero critico — ciò che nessun algoritmo potrà mai replicare.

Cinzia Notaro