Un cuore che batte nel grembo: il pianto dei bambini non nati ha raccolto 106.000 firme

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Unico e irripetibile è ogni essere umano. Quante vite soppresse dopo il concepimento! E quante di esse, nel tempo, avrebbero potuto portare luce in questo mondo, compiendo la missione che Dio ha loro affidata? Non dobbiamo dimenticare che nulla accade per caso, ma che tutto avviene per volontà di Dio, con il Suo permesso. Si parla tanto di diritti, ma di quelli del concepito? Abbiamo sentito il presidente fondatore dell’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita”, Giorgio Celsi, che ha presentato la proposta di legge “Un cuore che batte”, depositata in Parlamento a dicembre 2023 con 106.000 firme (https://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/).

È stata approvata? E in cosa consiste?

La proposta di legge “Un cuore che batte” è ancora ferma in Parlamento, in attesa di essere discussa. Tale proposta  obbliga il medico a mostrare alla madre intenzionata ad abortire il nascituro e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso. Intende  dare piena applicazione alla legge sul consenso informato, in quanto è obbligo giuridico e deontologico del medico che la donna abbia il diritto di essere resa consapevole della vita che porta nel grembo : una vita con un cuore che pulsa dal 18esimo giorno dal concepimento. Il battito cardiaco del bambino è rilevabile con un’ecografia dalla quinta settimana. Quindi, effettuando la visita che precede l’aborto, lo specialista sarà tenuto a fornire un’informazione cruciale, che non può essere sottaciuta alla madre, né per legge divina né per diritto naturale. I medici non obiettori che non rispetteranno questo dovere saranno ritenuti responsabili nei termini previsti dalla legge sul mancato o incompleto consenso informato. Laddove è stato introdotto un provvedimento simile, il numero di aborti è crollato sensibilmente. Per questo è essenziale difendere la vita umana innocente da chi crede fermamente che l’aborto sia un diritto insindacabile e considera la legge 194/78 un pilastro da non abbattere. La proposta di legge non può lasciare indifferenti di fronte al fatto che la vita è uno dei diritti fondamentali dell’uomo e va tutelata e protetta sin dal concepimento.

Come nasce l’associazione e quali le finalità?

Nasce nel 2008 dall’aggregazione di alcuni volontari. Nel tempo sono sorti gruppi in varie regioni d’Italia. Gli obiettivi: la difesa dei Principi Non Negoziabili, nello specifico la tutela della vita dal concepimento fino al suo termine naturale; la protezione della famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna; il riconoscimento del diritto dei genitori all’educazione dei propri figli; la salvaguardia dell’identità individuale contro l’indottrinamento gender.

Il suo nome “Ora et Labora” (motto dei Benedettini) è significativo, perché sono fermamente convinto che per la difesa della Vita, oltre alla preghiera, occorrano azioni concrete come pregare e testimoniare davanti agli ospedali e alle cliniche dove si eseguono aborti; organizzare incontri e conferenze a favore della cultura della Vita; abrogare leggi inique, come la legge 194 che ha legalizzato l’aborto, la legge 40 sulla fecondazione artificiale; contrastare le Proposte di Legge sul suicidio assistito in discussione alla Camera, che porterebbero a una deriva mortifera.

In questa mia iniziativa mi è stato d’esempio il compianto don Oreste Benzi, che diceva: “Ho trovato il modo per far cessare gli aborti in tutta Italia: andare a pregare di fronte agli ospedali… noi dobbiamo rendere pubblico quello che avviene nel silenzio degli ospedali. Questa preghiera diventa un segno grande perché se uccidono tuo fratello, tu cosa fai? Corri là, dove questo succede, e lo rendi visibile a tutti perché gridi: uccidono mio fratello, uccidono mio fratello, aiutatemi!”

Quali i traguardi raggiunti?

Negli anni siamo riusciti a salvare molti bambini dall’aborto, aiutando in modo concreto le loro mamme. A dimostrazione del fatto che la preghiera non lascia mai le cose come le ha trovate, abbiamo constatato che negli ospedali e nelle cliniche abortiste dove si va a pregare diminuiscono gli aborti e aumenta il personale obiettore. La Proposta di Legge di Iniziativa Popolare “Un cuore che batte” ha inciso molto a livello nazionaleanche per quanto riguarda la cultura della Vita.

Il bambino non ancora nato è tutelato?

Nonostante la legge 40 del 2004 all’art. 1 riconosca il concepito come soggetto di diritti, il codice civile all’art. 1 stabilisce che ciascuna persona fisica è dotata di capacità giuridica(cioè la capacità del soggetto di essere titolare di diritti e destinatario di doveri)e che tale capacità si acquista al momento della nascita.Pertanto non essendo riconosciuto come persona, il concepito è considerato un organismo di cui disporre a proprio piacimento (vedi fecondazione artificiale),fino ad arrivare ad eliminarlo con l’aborto, per poi gettarlo tra i rifiuti speciali come un qualsiasi materiale biologico.

Questa è una conseguenza di quanto già affermava la Corte Costituzionale nella sentenza 27/1975 – che ha fatto da apripista alla legge sull’aborto dichiarando l’illegittimità parziale del reato di aborto stabilendo che non c’è equivalenza fra il diritto alla vita della madre, che è già persona, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare.

La scienza dimostra che la vita inizia dal concepimento?

Si. Con la fecondazione avviene la fusione dei due gameti, maschile e femminile, dando origine a una nuova cellula, lo zigote, dotata di un proprio patrimonio genetico (DNA) distinto da quello del padre e della madre. Il DNA contiene l’informazione relativa a tutte le caratteristiche del nuovo essere umano: statura, colore degli occhi, dei capelli, della pelle, ecc. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere rispettato soltanto consentendone la nascita.

L’aborto è paragonabile a un omicidio?

Certamente sì. Tutti noi siamo oggi vivi perché le nostre madri non ci hanno abortito. Che l’aborto sia un omicidio è una verità oggettiva, verificabile da chiunque: basta osservare l’ecografia di un bambino nel grembo. Se uccidere un essere umano è un omicidio, e il feto è un essere umano, dobbiamo dedurre che l’aborto è un omicidio reso legale dalla legge 194/1978, a seguito della quale più di 6 milioni di bimbi sono stati smembrati e soppressi nel grembo delle loro madri (senza considerare le varie pillole abortive): un vero e proprio genocidio di Stato, generazioni perdute per sempre.

Quali conseguenze psicologiche ha l’aborto?

Oltre ai gravi danni fisici, comporta serie conseguenze psicologiche, perché non è un atto liberante per la donna: la precipita in una schiavitù interiore. Uno studio scientifico basato su 877.000 donne, realizzato dall’accademica americana Priscilla Coleman e pubblicato sul British Journal of Psychiatry, ha evidenziato l’esistenza della cosiddetta “Sindrome Post-Aborto”.

I risultati mostrano un aumento dell’81% dei problemi di salute mentale nelle donne che hanno abortito, e quasi il 10% di tali problemi è attribuibile direttamente all’aborto. In particolare: +34% disturbi d’ansia; +37% depressione; +110% rischio di abuso di alcol;  +220% consumo di cannabis;  +155% rischio di suicidio.

La situazione è peggiore negli aborti chimici (es. RU486), perché la donna vive tutto da sola, aumentando sensi di colpa e rischio suicidario.

Il dolore di queste donne è spesso ignorato perché non è considerato politicamente corretto affrontarlo.

L’aborto compromette il rapporto con i figli?

Uno studio pubblicato su Acta Pediatrica su 518 madri ha dimostrato che chi aveva praticato almeno un aborto volontario aveva una probabilità 2,5 volte maggiore di maltrattare o abbandonare i propri bambini. L’aborto può creare divisioni nella coppia e frustrazione, che talvolta si riversa sui figli.Questi risultati dimostrano che l’aborto volontario ha un impatto grave e duraturo sulla vita delle donne e sulla costruzione del futuro delle loro famiglie.

Esistono anticoncezionali con effetti abortivi?

La contraccezione comprende molti strumenti. La pillola, inventata da Pincus nel 1950, blocca l’ovulazione, ma secondo alcuni studi può avere effetti abortivi perché talvolta non impedisce l’ovulazione e agisce come antiannidatorio.

La spirale (IUD), spesso presentata come contraccettivo, può invece provocare un vero e proprio effetto abortivo impedendo l’impianto dell’embrione.

I metodi naturali sono meno usati?

Non ci sono dati precisi, ma è innegabile che ci sia poca informazione e, di conseguenza, scarso utilizzo.

La società protegge davvero la donna?

Una legge che permette a una madre di uccidere il proprio bambino non la protegge: la rende madre di un bimbo morto. L’aborto non è assistenza sanitaria: la gravidanza non è una malattia.

Lo Stato, permettendolo, si sottrae al dovere di aiutare la mamma in difficoltà. Una legge poi è educativa: se una cosa è legale sembra anche moralee questo fa aumentare il numero delle persone che ne usufruiranno.

Quali alternative all’aborto?

L’aborto è gratuito per le donne, ma costa ai contribuenti circa 153 milioni l’anno: fondi che dovrebbero aiutare maternità in situazioni difficili (lavoro precario, disoccupazione, mancanza di alloggio, sostegno morale, mobbing materno). Associazioni come MPV e CAV offrono aiuto pratico, psicologico, medico ed economico.

Nei casi più importanti si offre una casa famiglia, oppure l’affidamento temporaneo o l’adozione.

Siete favorevoli alle culle termiche?

Noi siamo favorevoli ad istituire una “Culla per la Vita” in ogni punto nascita del territorio nazionale, come alternativa di speranza alla disperazione di una mamma che crede di non avere altra scelta se non quella di abortire suo figlio. In contemporanea, devono essere attuate campagne informative capillari rivolte ai cittadini con l’obiettivo di rendere nota l’esistenza di tale iniziativa e della possibilità del parto in anonimato. Non sono d’accordo nell’istituire culle termiche al di fuori dell’ambito sanitario pubblico, in quanto non verrebbe garantita al bambino l’assistenza medica continuativa e inoltre si potrebbero verificare casi di bambini lasciati nella culla e non segnalati.

La preghiera davanti agli ospedali crea problemi?

Sì. Pregare per la vita dà fastidio a chi non la pensa come noi e può disturbare le coscienze. A volte riceviamo insulti e, in alcuni casi, aggressioni. Il nostro metodo è non cedere alle provocazioni.

Il Rosario dei bambini non nati è efficace?

Bisogna diffonderlo: la battaglia contro l’aborto è spirituale “non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti”(Lettera agli Efesini 6,12 ). La preghiera davanti agli ospedali è la prima arma: nel Regno Unito stanno creando zone cuscinetto per ostacolarla. Pregare questo rosario aiuta le mamme a trovare sollievo e riconciliazione con Dio e con il proprio bambino