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La capitale d’Italia è Roma. Cosi gridava orgogliosamente Giorgia Meloni in campagna elettorale.
Questa dichiarazione vera e inconfutabile, anche nella veemenza del modo di dichiararla, mi ha lasciato pensare a cose bellissime, Roma Caput Mundi, Roma Imperiale, Roma museo a cielo aperto, Roma e la dolce vita e tante altre. Ma, nello stesso tempo mi insinua dei dubbi: per la nostra Giorgia Meloni oramai esiste solo Roma? Per la nostra Giorgia Meloni Roma è ancora capitale di una Nazione Sovrana?

Dopo la debacle elettorale alle regionali del Sud Italia sembra sempre più evidente che, per il partito principale di governo esista solo Roma. Il territorio nazionale risulta quasi abbandonato a sé stesso, come se il potere nelle Regioni dovesse arrivare d’inerzia e non, invece, essere consolidato con animo ardito e pronto alla battaglia giorno per giorno, km per km, casa per casa. Sarò forse un romantico, ma la politica vera, quella degli Almirante, dei Berlinguer, dei Craxi era soprattutto militanza e formazione di classe dirigente, a partire dalle periferie per arrivare al centro del potere, alla Capitale.

Ebbene sì, sembra che questa nuova classe dirigente sia insensibile o forse semplicemente non si sia mai applicata per apprendere i valori dai grandi maestri del passato. Accontentarsi del risultato raggiunto, facendolo passare come il meno peggio possibile, giustificando l’ennesima sconfitta con l’ineluttabilità del fato non fa altro che allontanare i militanti e i votanti, a vantaggio di una sinistra che nella chiamata alle urne è già ben strutturata e che nel sistema clientelare e nella resa del centrodestra ci sguazza da lustri, sia in Puglia che in Campania.

Militanti furiosi e delusi, come il sottoscritto, che poi prendono altre strade vengono spesso additati come nemici o come interlocutori sgraditi, invece che come critici “costruttivi”. Si nota sempre più un rifiuto delle critiche e un grande ostracismo che sta facendo crescere il partito del non voto in maniera esponenziale e quasi irreparabile.
Il numero di militanti che abbandonano il Presidente Giorgia Meloni e i suoi referenti locali è sempre più grande.
Non a caso l’astensione è a livelli record soprattutto negli elettori di centrodestra e non è facile intercettare questi elettori in nuovi soggetti politici. Uno di questi è sicuramente Indipendenza, di Gianni Alemanno, un nuovo partito, animato però da vecchi valori fedeli alla tradizione della Destra sociale.
La missione di Indipendenza è recuperare alla causa della Destra sociale tutti coloro che non vedono più in Fratelli d’Italia il soggetto politico originario, quello della trionfante campagna elettorale del 2022, andato quasi totalmente in frantumi con la sua politica in questi 3 anni di Governo.

Elencare gli errori di questo Governo è fin troppo facile, denunciare le promesse non mantenute non significa però, voler distruggere quello di buono che è stato fatto e che ancora potrebbe essere fatto e corretto in corsa. Del resto, per i militanti di destra è pur sempre meglio avere al potere l’acume di Giorgia Meloni rispetto alla pochezza politica di Elly Schlein o alle banalità populiste di Conte. Ma per quanto ancora? Per quanto ancora il Presidente Giorgia Meloni potrà mantenere il consenso se rende Roma capitale di una Nazione non più sovrana ma completamente supina ai diktat di una UE folle e bellicista? Per quanto ancora gli uomini di destra potranno tollerare i capricci di Tajani e centristi vari? Per quanto ancora dovranno vedere in posizioni chiave bravi ragazzi, ma ancora inesperti e fragili? Ci vorrebbero tanti Mantovano, tanti Foti. Insomma gente di altissimo livello capace di tenere dritta la barra anche durante le tempeste e gli attacchi esterni.
Sottostare ai diktat europei, dimenticando la forza che ti dà il rispetto della Sovranità Nazionale è un peccato originale.
Senza la Sovranità viene a mancare la tradizione, si appare deboli e si perde consenso.

Politiche intese a soddisfare solo i dettami europei sono solo un danno al proprio popolo. Il primo esempio lampante è l’appoggio senza senso e incondizionato all’Ucraina e di conseguenza alla folle corsa al riarmo, con la scusa di avere un nemico alle porte. Il nemico russo è una invenzione utile a riconvertire fabbriche, fallite con l’altrettanto utopico progetto green, specie tedesche. Ursula fa il suo, aiutare la sua Germania, agendo mascherando i suoi limiti progettuali. Progetti falliti miseramente in questi anni. Il nemico non è alle porte e non è russo, è già in casa ed è l’immigrazione incontrollata, l’inclusione forzata mai avvenuta e mai realizzabile. Destinare risorse ad una guerra fantomatica e non trovare il modo per frenare questa invasione, anche culturale, rende debole il più forte partito di governo agli occhi di chi gli aveva dato fiducia. Continuando si nota un decreto sicurezza assolutamente blando per compiacere i centristi, la scarsa tutela delle forze dell’ordine per non apparire troppo duri e puri.

Lo stato sociale dimenticato nel nome della austerity e del riarmo miete vittime ogni giorno. Sanità disastrata, infrastrutture obsolete, scuole fatiscenti, bonifiche ambientali inesistenti e così via. Persino l’innalzamento dell’età pensionabile fa rabbrividire. E poi, ultima follia, l’appoggio alla recente boldrinata sulla Legge sul Consenso sessuale per compiacere chissà chi. Una legge assurda, che allontanerà umanamente i due sessi e che avrà ripercussioni sulla costruzione della famiglia e sulla natalità. Insomma, apparire belli e obbedienti agli occhi di certe lobby di potere permette lo scudo della finanza e l’appoggio dei burocrati europei ma nello stesso tempo allontana il consenso e senza consenso popolare prima o poi perdi il potere.

Qualcuno dirà che il potere lo hanno già blindato con altri metodi, a dire poco opachi, vedi elezioni rumene e caso Georgescu, o condanna preventiva di Le Pen o demonizzazione di Afd e simili. Ma questa è un’altra storia che per fortuna ancora non riguarda Roma.

Francesco Di Sario