A 90 anni dalla nascita del Ministro dell’Armonia

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A 90 anni dalla nascita di Giuseppe Tatarella la Fondazione a lui intestata insieme al fratello Salvatore ha pubblicato un libro da lui stesso scritto: “Bari: la cultura nella piazza mediterranea” che sarà presentato il 17 settembre presso la sede di via Piccinni. Di cosa tratta esattamente questo libro? Lo chiediamo a Fabrizio Tatarella Vice Presidente della Fondazione.

Il libro, scritto da Tatarella pochi mesi prima della sua prematura scomparsa, quando era assessore alla Cultura della città di Bari, è – come scrive nella prefazione – “un saggio antologico di documentazione, contestazione e sfida, nata a caldo nelle ore dell’assalto critico – culturale della sinistra”.
Una raccolta di articoli e testimonianze al centro di una polemica sul programma culturale della fine degli anni Novanta, che non relegava la cultura ai luoghi istituzionali, ma puntava alle piazze.

La presentazione di questo libro avviene mentre a Bari è in corso la Fiera del Levante, una Fiera totalmente differente rispetto a quella dei primi tempi e differente anche rispetto a quella inaugurata da Berlusconi nel ’94. Bari ha perso la prospettiva mediterranea?

Temo sia così. Tatarella considerava Bari la porta d’oriente, città capitale del Mediterraneo. La “piazza mediterranea” era per Tatarella un modello di democrazia partecipativa e dialogo interculturale, utile per comprendere anche le sfide contemporanee dell’integrazione, ma anche un invito a riscoprire Bari come laboratorio di convivenza ed esempio concreto di come il Mediterraneo possa unire invece di dividere.
Perché “Bari è una città di mare che non vive sul mare e di mare”.

Quanto conta la politica estera e il ruolo dell’Italia in un Mediterraneo insanguinato dai conflitti?

Moltissimo. Perché come diceva De Gasperi la politica estera è in realtà politica interna. In questa fase l’Italia deve essere forza di mediazione e di pace.

Durante il terremoto di mani pulite Giuseppe Tatarella pensò ad un grande contenitore politico nel quale far confluire tutti coloro che non erano di sinistra. A Bari e in Puglia seguì l’en plain elettorale del centro-destra che si assicurò Comune, Provincia e Regione. Cos’è successo dopo? Improvvisamente baresi e pugliesi sono diventati di sinistra?

Era la casa degli italiani al 65% non di sinistra. La strategia di “oltre il polo” che ha portato il centrodestra a vincere al Comune alla Provincia e alla Regione, dando una casa a tanti elettori laici, cattolici, socialisti che dopo Tangentopoli erano rimasti privi di riferimenti politici. Dopo in molti sono stati attratti dalle sirene di Emiliano che ha sfondato tra chi votava a destra e in ragione del cinismo sono passati nel centrosinistra. Una stagione che ha visto pezzi di ceto politico di centrodestra passare a sinistra. La Puglia resta profondamente una terra di centrodestra.

Chi ha raccolto il pensiero politico di Giuseppe Tatarella e chi invece la tattica elettorale?

La visione politica di Tatarella è molto presente nella politica attuale. Tra quelli che seguono e mettono in pratica quel pensiero politico, che la Fondazione custodisce gelosamente, ci sono sicuramente Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Raffaele Fitto, non a caso le cariche istituzionali più importanti di Fratelli d’Italia.

Paolo Scagliarini