Filippo Zappata, Pioniere dell’Aviazione Italiana, ideatore di superbe macchine volanti
Il 6 luglio 1894 nasceva ad Ancona Filippo Zappata, pioniere dell’Aviazione italiana e Medaglia D’Oro al Valor Aeronautico. Zappata ha segnato la vita della nostra Nazione per quel che concerne il più pesante dell’aria, ovvero l’aeroplano.
Il famoso “Rombano i motori fremono i cuori” cantato in un tempo lontano ben si addiceva al contesto in cui il più pesante dell’aria cominciava a librarsi nel cielo facendo palpitare dapprima i pochi, successivamente i tanti che alzavano, sorpresi, lo sguardo verso la volta celeste. Era l’epoca in cui, i pionieri del volo, fra terra e cielo fungevano da pontieri. L’Italia in campo aeronautico è stata un faro nel mondo destando rispetto e ammirazione, e certo anche incredulità. Italia, non a caso terra di «Eroi, Santi, Poeti, Artisti, Navigatori».
Iscrittosi alla facoltà di Ingegneria alla Scuola Navale dell’Università di Genova, il giovane Zappata dovette interrompere gli studi a causa della Prima Guerra Mondiale, conflitto nel quale l’Italia fu coinvolta nel 1915. Volontario con il grado di Sottotenente nei Bersaglieri, rimase ferito a Tolmino e, dopo essersi curato in vari ospedali, il rientro dalla convalescenza non gli permise di tornare in prima linea. Fu quindi assegnato agli uffici tecnici della nostra Aviazione. Fu una bella esperienza che permise al giovane Zappata di approfondire tanti aspetti di un settore, quello aeronautico, destinato a diventare strategico per il futuro.
Terminato il conflitto riprese gli studi per laurearsi in Ingegneria Aeronautica nel 1921 a Genova. Cominciò a prendersi le prime soddisfazioni progettando per la ditta Gabardini di Cameri un aereo da caccia realizzato totalmente in costruzione metallica che tale rimase, non avendo uno sviluppo successivo.
Assunto nel 1925 come consulente dell’ufficio tecnico delle Officine Aeronautiche di Monfalcone, un anno dopo si licenziò dalla citata società che aveva già un progettista nella persona dell’ingegner Raffaele Conflenti. Nel 1926 venne ingaggiato dalla Aero Espresso di Brindisi per raggiungere un obbiettivo: realizzare un quadrimotore passeggeri di oltre 10 tonnellate, per la linea Brindisi-Istanbul. Il velivolo non ricevette il benestare del Ministero dell’Aeronautica che in quel momento stava riorganizzando l’industria del settore.
Del genio di Zappata si accorse qualcuno oltre i confini dell’Italia: il noto trasvolatore francese Louis Blériot che aveva trasformato una piccola officina aeronautica in una grande e moderna industria aeronautica. Nel 1928 Zappata si presentò alla corte proprio di Blériot. La fiducia riposta nella sua persona consentì all’ingegnere marchigiano di progettare il Santos Dumont RZ 5190 velivolo postale transatlantico, ed il Bleriot Zappata, aereo sperimentale studiato per stabilire record mondiali a lunga distanza.
Del cervello italiano operante in Francia si accorse Italo Balbo che, divenuto Ministro dell’Aeronautica, fece pressioni su Blériot affinché Zappata potesse rientrare in Italia. Fu così che Zappata, nel 1933 venne assunto dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico (CRDA) dove vi rimase fino al 1942. Immerso negli studi, progettò il Cant Z501 Gabbiano, un idrovolante con l’intera fusoliera che fungeva da scafo, in grado di poter prendere mare anche in condizioni di acque agitate.
Nel 1935 realizzò il Cant Z 506 che non solo conquistò vari primati, ma fu pure impiegato in missioni di guerra, aerosoccorso e trasporto. Riguardo i voli transoceanici, progettò il Cant Z 511 realizzato totalmente con materiale metallico in due esemplari. Ma i suoi progetti andarono ben oltre: realizzò il Cant Z 1018, bimotore da bombardamento ed il Cant Z 1007, trimotore da bombardamento.
Immersa l’Italia nel turbine del Secondo Conflitto Mondiale, poiché le mutate esigenze di guerra non consentivano più ai CRDA di dedicarsi compiutamente alla realizzazione dei prototipi, nel 1942 Zappata passò alla Breda di Sesto San Giovanni.
Proprio nel 1942 pensò addirittura ad un servizio aereo di linea con l’Argentina, che si sarebbe potuta raggiungere attraverso lo scalo di uno Stato africano o sudamericano non convolto nel conflitto. Inoltre progettò e realizzò il bimotore d’assalto da caccia notturna BZ 303.
Giunse il fatidico 1943 e, nonostante le sorti della guerra volgessero al peggio, Zappata era immerso nei suoi progetti. L’Armistizio dell’8 settembre non influenzò la sua attività che proseguì nel nord Italia.
Nella drammaticità del momento, consapevole di quanto sarebbe accaduto alla Patria al termine del conflitto, Zappata era cosciente che bisognava andare avanti per il bene dell’Italia. Lui guardava oltre la fine del conflitto. Si dedicò allo studio di un velivolo per voli transoceanici che potesse dare sviluppo e credito all’Aviazione Civile: progettò infatti un quadrimotore BZ 308. Venne avviata la costruzione presso alcune officine lontane da quelle madri per sfuggire ai controlli dei tedeschi, che già avevano distrutto il BZ 303.
La fine della guerra arrestò il progetto BZ 308. All’Italia che aveva perso la guerra veniva imposto un duro Trattato di Pace e le Commissioni Militari Alleate funzionavano per dare seguito a tutte le clausole limitative e penalizzanti per le nostre Forze Armate, Aeronautica compresa.
L’Italia si rialzò immediatamente nonostante le devastanti macerie morali e materiali da cui era circondata. Il progettato BZ 308, ottenuto il permesso degli Alleati, fu portato a termine con il collaudo avvenuto sull’aeroporto di Bresso nel 1948. Un anno dopo, il 15 marzo 1949, sull’aeroporto di Ciampino, Zappata ed il fidato e valente collaudatore Mario Stoppani, valoroso aviatore. dovettero spiegare ad un ospite illustre, il primo Capo dello Stato della neonata Repubblica, Luigi Einaudi, le caratteristiche del BZ 308.
Il Capo dello Stato visitò l’apparecchio che, poco dopo, pilotato da Stoppani, eseguì un volo dimostrativo. Un mese dopo, il velivolo fu esposto in alcune sue parti al XVIII Salone Internazionale Aeronautico di Parigi.
Mario Stoppani, legato da trent’anni di collaborazione all’insigne progettista marchigiano, ebbe a dire: “Zappata ci regala macchine superbe che assommano le doti migliori che si possono richiedere ad un aereo”.
Per l’Agusta – siamo negli anni Sessanta – realizzò l’AZ 8L un piccolo quadrimotore che rimase allo stato di prototipo. Portò avanti, inoltre, alcuni studi riguardanti una nuova linea di elicotteri. Ritiratosi a Gallarate, festeggiato dai suoi cari a dai suoi ammiratori, Zappata fece in tempo a compiere 100 anni il 6 luglio 1994. Rimembrava che i successi non piovono per caso, ma sono il frutto di passione, ricerche, studi, esperimenti, delusioni, sconfitte. Solo nel 1991 lo Stato italiano gli aveva conferito la Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico.
Si spense il 30 agosto 1994 a Gallarate, per sua volontà volle essere tumulato nella natia Ancona.
Michele Salomone