Herique Kinu-Mbumba e Joseph Kiwanuka: pionieri dell’episcopato africano 

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Anche nel Conclave che avrà inizio il prossimo 7 maggio, per l’elezione del 266 successore di San Pietro si torna a parlare di un possibile “Papa nero”. Nello scorso Conclave ci si andò più vicini che mai se si pensa che il Card. Jorge Mario Bergoglio proveniva dalle fila della Compagnia di Gesù, il cui capo o Preposto Generale è detto popolarmente “Papa Nero”. A parte gli scherzi della onomastica qualora il prossimo Papa fosse africano avrebbe alle spalle una storia ecclesiastica continentale lunga e complessa che procede per progressi e interruzioni dall’inizio della storia del Cristianesimo.

Va ricordato che la Chiesa africana dei primi secoli aveva offerto alla cristianità figure di spicco come Sant’Agostino, San Cipriano e Tertulliano. Questo processo rientrava perfettamente in un contesto mediterraneo, ovvero il bacino stesso in cui il Cristianesimo dei primi secoli si diffuse e prosperò. Tuttavia, a causa dell’espansione islamica e con il declino delle comunità cristiane in Nord-Africa la chiesa del continente subì un lungo periodo di marginalizzazione. Solo con l’arrivo dei missionari nel XV secolo riprese l’evangelizzazione nel sud del Sahara, ma con un’impostazione fortemente eurocentrica e coloniale.

Nella storia della Chiesa cattolica, le figure di Herique Kinu-Mbumba (1495–1531) e Joseph Kiwanuka (1899–1966) rappresentano i due momenti fondativi del cammino africano verso una piena partecipazione nella gerarchia ecclesiastica in epoca moderna. Entrambi furono i primi vescovi neri della storia, sebbene separati da oltre quattro secoli e da contesti storici radicalmente diversi. Le loro vite e il loro magistero mostrano il lungo e faticoso cammino verso un’autentica inculturazione del cristianesimo nel continente africano.

Nato intorno al 1495, Henrique Kinu-Mbumba era figlio del re Afonso I (Nzinga Mbemba), uno dei più celebri sovrani del Regno del Congo. Afonso fu un fervente cristiano, salito al trono dopo la morte di João I, e promotore di un’intensa evangelizzazione del suo regno. Inviato in Portogallo per ricevere un’educazione cristiana, Henrique fu ordinato sacerdote e poi consacrato vescovo intorno al 1518, probabilmente con un titolo ausiliare (titulus honorificus) presso la corte lusitana, diventando così il primo vescovo africano nero dell’età moderna. La sua ordinazione, avallata da Papa Leone X, fu un evento senza precedenti e mostrò il tentativo di inserire il Congo in una più ampia visione cattolica globale. Tuttavia, Henrique non poté esercitare appieno il suo ministero a causa di difficoltà politiche e culturali: la sua presenza fu vista con sospetto sia dai missionari portoghesi sia da parte della nobiltà congolese. Ciononostante, la sua figura rappresenta una precoce, seppur breve, esperienza di inculturazione ecclesiale africana, fino alla sua morte avvenuta nel 1531.

L’ordinazione di Kinu-Mbumba è letta da molti storici della Chiesa come un gesto iniziale, ma prematuro. Fu solo nel XX secolo, grazie alla formazione di un clero africano attraverso le missioni cattoliche (soprattutto dei Padri Bianchi e degli Spiritani), che si prepararono le condizioni per un episcopato pienamente africano. Di questa rinnovata attenzione il vescovo Joseph Kiwanuka fu l’espressione più alta e consapevole.

Dopo secoli di silenzio, fu Joseph Kiwanuka, ugandese, a rompere questa lunga assenza episcopale africana. Nato nel 1899 nel Buganda, fu ordinato sacerdote nel 1929 dopo studi a Roma presso il Pontificio Collegio Urbano de Propaganda Fide, dove ottenne anche il dottorato in diritto canonico. Religioso della Congregazione dello Spirito Santo, fu nominato vescovo di Masaka nel 1939 da Papa Pio XII: un evento storico, in quanto si trattava del primo vescovo nero consacrato nell’Africa subsahariana in epoca contemporanea.

Kiwanuka fu una figura centrale nel processo di decolonizzazione dell’Uganda e nella costruzione di una Chiesa africana autonoma. Promosse l’istruzione, la formazione del clero locale, il dialogo tra fede cristiana e cultura africana. Partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, dove sostenne l’uso delle lingue africane nella liturgia e la necessità di una teologia africana contestuale. Morì nel 1966, lasciando la Chiesa africana più forte e consapevole della sua identità.

Oggi, la Chiesa africana è una delle più vitali del mondo cattolico. Conta oltre 600 vescovi neri e milioni di fedeli. Questo sviluppo è frutto di un lungo cammino iniziato con coraggio da figure come Henrique Kinu-Mbumba e Joseph Kiwanuka. Le loro vite ci ricordano che l’universalità della Chiesa si realizza solo quando tutte le culture possono pienamente partecipare alla sua guida spirituale.

Per il primo cardinale bisognerà invece attendere il Concistoro di Papa Giovanni XXIII nel 1960. Il nome è quello di Laurean Rugambwa, originario della Tanzania, che promosse una Chiesa profondamente radicata nella cultura africana, sostenendo il dialogo interculturale e l’integrazione dei valori tradizionali africani con il messaggio cristiano. Partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, impegnandosi per il rinnovamento ecclesiale e la giustizia sociale. Fu anche arcivescovo di Dar es Salaam e contribuì alla formazione del clero locale e allo sviluppo di opere educative e sanitarie. La sua opera segnò, certamente, un punto di svolta per la presenza africana nella Chiesa universale.

Carlo Coppola


Fonti principali:

  • Baur, J., 2000 Years of Christianity in Africa, Paulines Publications, 1994
  • Hastings, A., The Church in Africa: 1450–1950, Oxford University Press, 1994
  • Isichei, E., A History of Christianity in Africa, SPCK, 1995
  • Shorter, A., African Christian Theology: Adaptation or Incarnation?, Geoffrey Chapman, 1975
  • Thornton, J., The Kongolese Saint Anthony: Dona Beatriz Kimpa Vita and the Antonian Movement, 1684–1706, Cambridge University Press, 1998