Il modello educativo de “I Fratelli delle Scuole Cristiane”

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Fondato da san Giovanni  Battista de La Salle nel XVII secolo,  l’ordine religioso  denominato ” I Fratelli delle Scuole Cristiane” diffuso in tutto il mondo, si propone di formare ed educare soprattutto i giovani provenienti da contesti meno abbienti fondando strutture educative.

Abbiamo avuto il privilegio d’intervistare il dott. Sileno Rampado. Laureato presso l’Università di Padova  ha maturato un’esperienza consolidata nella direzione e nella gestione di istituzioni scolastiche e formative. Direttore Generale degli Istituti Filippin, guida processi organizzativi, didattici e di sviluppo strategico, coniugando innovazione e tradizione educativa.  È membro del Consiglio per la Missione Educativa dei Fratelli delle Scuole Cristiane in Italia e del Consiglio Economico, contribuendo alla definizione delle linee di indirizzo e al sostegno delle attività formative a livello nazionale. Unisce competenze manageriali e pedagogiche con una visione centrata sulla persona e sulla qualità dell’educazione.

Partendo dalle origini storiche dell’Ordine dei Fratelli delle Scuole Cristiane, la sua presenza si è affermata soprattutto durante il dominio italiano (1912-1946) nel Dodecaneso, un arcipelago di isole italiane del Mar Egeo. Quale fu la sua reale incidenza sulla formazione di una comunità cristiana, a maggioranza ortodossa, appena uscita dalla sottomissione all’impero ottomano?

L’incidenza fu discreta ma significativa. I Fratelli delle Scuole Cristiane portarono nel Dodecaneso un’offerta educativa pluralista che metteva al centro i valori civili condivisi e il rispetto reciproco. Non si trattò di imporre modelli estranei o di proselitismo, ma di promuovere convivenza e dialogo tra confessioni diverse, in un momento storico delicato per una comunità ortodossa che cercava di ritrovare la propria identità dopo la dominazione ottomana.

Quale in questo breve periodo storico il rapporto tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa?

In quegli anni, pur permanendo divisioni storiche, prevalse una convivenza pacifica. Nel Dodecaneso si respirava un clima di apertura e rispetto, e i Fratelli contribuirono a promuovere comprensione reciproca tra cattolici e ortodossi. L’attenzione era rivolta più alla formazione umana e culturale che al confronto dottrinale, e questo rese possibile una collaborazione serena.

La vostra presenza nel Dodecaneso era ben vista?

Direi di sì, o quantomeno accettata positivamente. Il ricordo lasciato nel tempo e i legami mantenuti con ex studenti e famiglie testimoniano una percezione favorevole. La comunità locale non ci percepiva come un corpo estraneo, ma come educatori che operavano per il bene comune e per il progresso culturale.

Dopo la seconda guerra mondiale e il passaggio delle isole alla Grecia, la presenza dei Fratelli delle Scuole Cristiane sembra sia essere continuata. In quali città siete attivi con quali obiettivi, mezzi e programmi?

Dopo il conflitto la presenza diretta rimase per anni legata soprattutto alla memoria e alle iniziative degli ex-alunni. Oggi siamo attivi in Grecia con tre scuole principali: Atene, Alimos e Salonicco. Qui lavoriamo per offrire un’educazione di alta qualità che unisca formazione umanistica, valori cristiani e apertura internazionale. I nostri programmi comprendono percorsi linguistici avanzati, attività culturali e un forte impegno nel sociale, sostenuti da mezzi moderni e da una comunità educativa motivata.

Valori morali, religiosi e umanistici alla base della vostra educazione. Come coniugate tali valori che realizzano l’essere umano con la dilagante formazione tecnologica e tecnicistica che è sempre più richiesta dal mercato?

La nostra pedagogia è integrata: ai valori lasalliani uniamo l’innovazione. Crediamo che l’essere umano si realizzi pienamente quando la sua formazione etica e spirituale cammina insieme alla competenza tecnica. Nei nostri istituti utilizziamo laboratori Fab Lab, metodologie CLIL e certificazioni digitali, sempre guidati da una visione umanistica. Così prepariamo studenti capaci non solo di usare la tecnologia, ma di farlo in modo consapevole e responsabile, al servizio del bene comune.

Nel Trevigiano adottate un approccio innovativo ispirato ai principi pedagogici statunitensi, che differenza c’è con la pedagogia nostrana?

La principale differenza è l’approccio laboratoriale e pratico. Negli Stati Uniti abbiamo osservato un metodo più flessibile e dinamico, meno legato alla lezione frontale. Nei nostri Istituti Filippin applichiamo questi principi con spazi-aula dinamici, cambio frequente delle aule, valutazioni sistematiche e un orario che prevede tre materie al giorno per due ore ciascuna. Questo modello favorisce concentrazione, approfondimento e autonomia, rispetto a una pedagogia italiana tradizionalmente più rigida e teorica.

Sempre nel Trevigiano si consente a più di 500 studenti statunitensi di accedere ad un’istruzione di elevata qualità. L’intento è quello di sostenere scambi culturali?

Assolutamente sì. Ospitiamo studenti statunitensi attraverso boarding school, doppio diploma italo-americano, programmi Year Abroad e collaborazioni con il CIMBA. L’obiettivo non è solo fornire un’istruzione eccellente, ma creare un vero scambio culturale. Vogliamo formare cittadini globali che sappiano dialogare con altre culture senza perdere il legame con le proprie radici, arricchendo al contempo la comunità locale con nuove prospettive.

Cinzia Notaro