La questione di Cipro: razionalizzazione, chiacchiere, patriottismo e una proposta
La questione di Cipro, con la visita del Segretario Generale delle Nazioni Unite, è oggetto di attenzione perché la Turchia cerca un ruolo nella difesa europea e nel rafforzamento degli scambi commerciali con l’UE, come auspicato da molti Stati membri per i propri interessi. Tuttavia, sorge spontanea una domanda: perché la Turchia dovrebbe porre fine all’occupazione di Cipro riconoscendolo come Stato normale all’interno dell’UE, senza costi significativi? Razionalmente, ci troviamo di fronte all’ennesimo “gioco” turco, come quello delle “acque calme” e della “Dichiarazione di amicizia” con Atene, che Erdogan ha utilizzato come “buon comportamento” per intensificare le relazioni con l’UE, gli Stati Uniti e la NATO, a scapito di Cipro e della Grecia. Ed è triste constatare che funzionari competenti ad Atene e Nicosia insistano con una politica superficiale: sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina, ma un'”agenda positiva” con “regali” alla Turchia, che occupa territorio UE a Cipro, ostacola un progetto europeo per la posa di un cavo sottomarino, rivendica il controllo dell’area marittima nel Mediterraneo orientale e, con la neo-ottomana “Fantasia Blu”, si appropria di metà del Mar Egeo. Tutto ciò in contrasto con il diritto internazionale ed europeo.
Il Presidente di Cipro cerca di valorizzare l’evento, evidenziando gli aspetti positivi della visita del Segretario Generale delle Nazioni Unite ed esprimendo così ottimismo. Tuttavia, il popolo lo ha eletto sulla base di un programma specifico per l’attuazione dell’acquis comunitario (Carta dei diritti fondamentali), posizione che ora è condivisa all’unanimità dai 27 Stati membri dell’UE, dal Presidente della Commissione e dal suo rappresentante per la questione cipriota. Ciononostante, la dirigenza del DISY-AKEL sta chiedendo pubblicamente il suo impegno a violare l’acquis comunitario, ancor prima dell’inizio dei negoziati! C’è anche la dirigenza del partito del patriottismo, che cerca di ribaltare le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nei negoziati! Come Stato, esistiamo a livello internazionale grazie alle decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e siamo diventati membri dell’UE. Un ribaltamento delle decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite porterebbe al disconoscimento della Repubblica di Cipro, come la Turchia auspica da decenni.
Valutando la realtà, la più grande aspettativa è quella di convocare una conferenza multilaterale sulla questione di Cipro con l’obiettivo di riavviare i negoziati! Riavviare… E razionalmente, per ogni “piccolo” passo, la Turchia ne vorrà molti di più, dato che tutto dipende dall’occupazione della Turchia. Avvalendomi del mio ruolo di membro della commissione Difesa del Parlamento europeo, ho proposto per iscritto al rappresentante dell’UE sulla questione di Cipro una misura di rafforzamento della fiducia incentrata sulla sicurezza. Poiché la Turchia aspira a un ruolo nella difesa europea, l’esercito occupante dovrebbe ritirarsi dal territorio dell’UE ed essere sostituito da forze dell’UE, attraverso un’operazione di sicurezza europea, come già avvenuto altrove.
Tra l’altro, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha incontrato a Cipro una “società civile” preselezionata, con opinioni note e limitate, che ovviamente non gli ha posto un’ovvia domanda: in qualità di Segretario Generale delle Nazioni Unite, come promuove le risoluzioni vincolanti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il rispetto dell’integrità della Repubblica di Cipro, il ritiro delle truppe straniere, il ritorno dei rifugiati, l’evitare qualsiasi azione che possa riconoscere il regime di occupazione e il ritorno di Famagosta?
Nel giro di pochi giorni, abbiamo avuto tutto: razionalismo, chiacchiere, patriottismo e teatralità…
Costas Mavridis*
*Eurodeputato DIKO- S & D