La resa dello Stato: dal caso Roggero alla legge sui pentiti.
Dal caso Roggero al caos Roggero è accaduto il finimondo.
Tutti contro il gioielliere piemontese che, con la sentenza definitiva di condanna della Cassazione ha avuto spalancate le porte del carcere per aver ucciso, dopo la ennesima rapina, due malviventi ferendone un terzo.
“No al far west”, “no alla giustizia fai da te”, hanno subito urlato perbenisti e benpensanti scagliandosi contro il Roggero ignorando – volutamente? – tanti altri aspetti che ruotano intorno ai temi della sicurezza e della giustizia.
Cominciamo in primo luogo ad evidenziare che, se lo Stato avesse fatto lo Stato, Roggero non avrebbe fatto quel che ha fatto. Ma, nel merito, sorge spontanea una domanda: lo Stato da noi esiste?
Lasciando da parte la propaganda, bisogna ammettere che, non da oggi, nel nostro paese lo Stato non esiste più.
Correva l’anno 1982, mese di maggio, allorquando le classi dirigenti politiche dell’epoca provocarono la morte dello Stato. Incapaci di fronteggiare la imperversante sfida terroristica, DC, PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI approvarono una legge denominata “Misure per la difesa dell’ordinamento costituzionale”, contenente una norma che, di lì a poco, avrebbe provocato la fine dello Stato con tutte le nefaste conseguenze che oggi constatiamo.
Ci riferiamo alla “legge sui pentiti”, un vero e proprio armistizio sottoscritto all’epoca fra le citate deboli classi dirigenti ed i terroristi che, a loro volta, non credendo nei loro folli progetti, nonostante gli eccidi commessi, ebbero lauti sconti di pena perché, una volta arrestati, “pentendosi”, aiutarono lo Stato a smantellare le organizzazioni criminali.
Uno Stato che nella lotta al crimine chiede la collaborazione dei criminali non è tale.
Nessun problema si pose il legislatore riguardo le vittime ed i familiari delle vittime, le prime uccise una seconda volta, i secondi offesi ed oltraggiati, da una norma che, violando I principi fondamentali del Diritto, consentì a criminali ed assassini di farla franca “pentendosi”.
Si trattò di un imbarbarimento del nostro sistema giuridico fatto passare per vittoria dello Stato sul terrorismo – propaganda ancora oggi in auge – che, però, tralasciò un altro aspetto essenziale della questione: il fenomeno terroristico non colpi solo l’Italia per oltre un decennio, ma anche altre Nazioni europee e, in quanto tale, venne meno per autoconsunzione. Con ciò non si vuole sminuire l’azione di contrasto che magistrati e Forze dell’Ordine portarono avanti in modo encomiabile.
Sta di fatto che il “pentitismo”, la cercata e ricercata corsa al “pentitismo” provocarono la fine dello Stato in quanto tale; di conseguenza, ogni forma di premialismo e giustificazionismo, di minimizzazione e compromissione, con il trascorrere del tempo, facendo venir meno lo Stato di Diritto, hanno fatto sì che dalla certezza della pena si giungesse alla certezza della impunità.
Che oggi in Italia imperversi un far west é cosa ben evidente. Ma tale far west lo si vuole imputare al solo Roggero? Crediamo proprio di no!
Non sono far west le nuove forme di criminalità che il nostro sistema non essendo più Stato, nonostante l’encomiabile opera delle Forze dell’Ordine, non è in grado di contrastare unitamente ad altre forme di emergenza delinquenziale?
Far west sono anche quelle vaste aree dell’Italia in mano al crimine, all’abusivismo, alla illegalità permanente; far west sono anche le crescenti azioni di mini e baby gang che agiscono indisturbate. E le aggressioni che subiscono periodicamente le Forze dell’Ordine sono da far west, o gli aggressori altro non sono che dei romantici seguaci di Robin Hood vissuti all’ombra e nell’ombra della dorata foresta di Sherwood?
Non solo, veniamo anche a sapere che, colui e coloro che rischiano la vita nell’esercizio criminale delle proprie funzioni, vengono anche lautamente retribuiti.
Nel nostro paese, alcune categorie di lavoratori che svolgono particolari compiti percepiscono una indennità di rischio più o meno modica, mentre un criminale, nell’esercizio propriamente delinquenziale che ne caratterizza la “radiosa” ed aggiornata esistenza malavitosa, viene pure risarcito nel caso ci rimetta la vita o venga ferito.
Quanto alla magistratura, per quanto da talune parti vengano stigmatizzate certe sentenze ritenute permissive e criticato certo protagonismo politico di cui in parte ne è pervasa, non va dimenticato che, recentemente, proprio in un referendum sulla giustizia, la maggioranza del popolo italiano, bocciando la riforma in tema avanzata dal centrodestra, ha sentenziato il proprio apprezzamento per l’attuale sistema giudiziario, non meritevole quindi di essere riformato.
Pertanto, il disordine generalizzato che imperversa oggi in Italia scaturisce:
- dalla inesistenza ultra quarantennale dello Stato;
- dalla eclissi – non da oggi – dello Stato di Diritto;
- dall’aver soppiantato, la certezza della impunità la certezza della pena;
- dall’imperversante impunito far west;
- dalle legislazioni premiali, “pentitismo” in testa, che hanno provocato i disastri ed i danni oggi sotto gli occhi di tutti.
Michele Salomone