Medio Oriente. A disonore del genere umano

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In generale, nessun avvenimento storico nasce “per caso” o proviene “dal caso”, ma ha le proprie radici in avvenimenti precedenti. Non si sottrae a ciò, quello che avviene in Medio Oriente (uso il termine solo per comodità, entrato ormai nel linguaggio comune e giornalistico dall’inglese, per noi italiani sarebbe, correttamente, il Vicino Oriente…). Per provare a capire meglio le origini dell’intera questione, può risultare utile la lettura di un libro del 1958, che viene riproposto ora dalle Edizioni di Ar di Avellino (www.edizionidiar.it), A disonore del genere umano, di Ugo Dadone (pp.384, 30,00 Euro, pref. di Claudio Mutti). Il titolo originale era Fiamme ad Oriente, venne pubblicato dal Centro Editoriale Nazionale, benemerita casa editrice che, dal primo dopoguerra, cercò di difendere, con l’arma della cultura, quella più efficace, i tanto vilipesi valori patriottici che gli sconfitti, con la perdita della guerra avevano, evidentemente, perso anche il diritto di continuare a coltivare.

I libri di propaganda, pubblicati dalle due parti, sono davvero tanti e, per ciò che mi compete, hanno finito con lo stomacarmi tutti quanti, non riesco più neppure a sfogliarli. Questo, invece, non è un libro di propaganda, bensì un documento che continua e continuerà a rappresentare un solido punto di appoggio per la più seria storiografia sul tema. Esso è il risultato di una ricerca in loco a Gaza, allora sotto sovranità egiziana, e in altre località ove erano siti i campi profughi per i rifugiati, meglio sarebbe dire “gli espulsi”, palestinesi che, per le vicende belliche, erano stati cacciati dalla propria terra. Interviste ai personaggi, narrazione asciutta dei tragici eventi, il lettore potrà farsi un’idea obiettiva delle origini della questione. Interessante notare come tra i soldati israeliani discendenti di coloro che vivevano lì già prima del 1948, così come tra quelli provenienti da paesi arabi, si ha il maggior numero di diserzioni e di atti di insubordinazione, quando si tratta di compiere atti di violenza contro gli arabi, considerati ipso facto nemici in quanto tali.

L’autore è un personaggio affascinante, le cui vicende mettono in ombra quelle di James Bond, lo 007 di Ian Fleming e protagonista di numerose fortunate pellicole cinematografiche. La differenza è che James Bond è un personaggio di fantasia, mentre Ugo Dadone è realmente esistito.

Ugo Dadone nacque ad Agropoli (SA) il 3 giugno 1886, da famiglia piemontese e morì a Roma nel 1963. Parlava correntemente parecchie lingue, tra cui l’arabo, il russo ed il ceco. Amico personale di Mussolini, Farinacci e D’Annunzio, era affiliato alla Massoneria di Piazza del Gesù, quella che nel 1908 si staccò dal Grande Oriente non condividendone la politica antireligiosa e di propaganda atea (chi conosce la storia dell’istituzione massonica, sa che una delle caratteristiche per potervi aderire è quella di non essere ateo; per la cronaca, tutti i quadrumviri della Marcia su Roma erano affiliati alla Gran Loggia… La Gran Loggia si sciolse prima della messa fuorilegge della Massoneria da parte del fascismo, trasformandosi nell’Ordine Cavalleresco di San Giovanni di Scozia, che però ebbe vita breve). Prima della Grande Guerra è a Praga, ove nel 1911 sposa una signorina di Pardubitz, Marketa Kasparova: si trattò di un amore a prima vista che però, stando alle cronache, sarà destinato a durare, non un fuoco di paglia come sovente accade in casi analoghi.

Nella Boemia austriaca viene contattato da un gruppo di patrioti cechi che vorrebbero costituire una loggia massonica tesa a diffondere l’irredentismo. Essi, però, non erano massoni e Dadone li indirizza a chi, in Italia, li potrà far diventare tali per cui, in seguito, la loggia verrà costituita. Ugo Dadone tradurrà dal ceco in italiano, tra il resto, le opere letterarie di Jaroslav Hilbert (1871 -1936), scrittore avverso al materialismo e al comunismo, mentre dall’italiano al ceco tradurrà scritti di Filippo Tommaso Marinetti.

Fu tra gli organizzatori della Legione Cecoslovacca durante la prima guerra mondiale, unità militare che nell’uniforme portava il nostro cappello alpino, e che raccoglieva disertori e prigionieri di guerra cechi e slovacchi (i primi avevano servito nell’esercito austriaco, i secondi in quello ungherese), La Legione si distinse nell’estate del 1918 nelle battaglie di Fossalta di Piave e di Dosso Alto sulle pendici del Monte Altissimo di Nago in Trentino, oltre che durante le Battaglie dei Tre Monti, sull’altopiano di Asiago.

Nel primo dopoguerra pubblica scritti e svolge conferenze tese a mettere in buona luce i rapporti storici e culturali tra l’Italia e le regioni che all’epoca facevano parte della Cecoslovacchia ed inoltre svolge operazioni diplomatiche, in realtà di spionaggio, nell’Europa orientale, pure in Unione Sovietica dove per miracolo riesce a salvare la ghirba. Poi sarà console ad Ostrau/Ostrava.

Successivamente, si dedicherà al Medio Oriente: dirigerà il Giornale d’Oriente, quotidiano egiziano in lingua italiana e Radio Bari, che con le sue trasmissioni in lingua araba istigava le popolazioni arabe contro la Gran Bretagna. Sarà pure esploratore e conoscerà l’ungherese László Almásy, il protagonista del film Il paziente inglese, la cui vita e le cui vicende avranno molto in comune con quelle di Dadone. In Nordafrica darà molto filo da torcere agli inglesi e, alla vigilia dello scoppio della guerra, riesce ad abbandonare fortunosamente l’Egitto (un misterioso informatore lo avviserà dell’imminente arresto…). Odiato da alcuni gerarchi fascisti, viene denunciato come ebreo (Dadone è un cognome diffuso tra gli ebrei, mentre sua madre si chiamava Esther Debenedetti, venne accusata di essere ebrea anche sua moglie, sai che gravi accuse…!). Io non so se lo fosse, certo è che nel libro si tende molto a distinguere i concetti di ebreo, israeliano e sionista, che sarebbe ingiusto gettare tutti nel medesimo calderone, in questioni così delicate meglio evitare la benché minima confusione, anche semantica. Non è una prova, certo, ma ho fatto leggere il libro ad alcuni amici ebrei antisionisti, i quali mi hanno detto che quelle cose le avrebbero scritte proprio come ha fatto Ugo Dadone.

Durante la seconda guerra mondiale è prima sul fronte russo, poi in Tunisia (in questo paese gli italiani hanno capitolato un giorno dopo i tedeschi, è bene ricordarlo, sulla guerra in Tunisia sono commoventi le pagine di Giuseppe Berto, Guerra in camicia nera). Gli americani, che lo stimano, riescono a salvarlo dalla prigionia britannica, dalla quale, molto probabilmente, non sarebbe uscito vivo: Albione gliela aveva giurata, troppi grattacapi aveva avuto da questo agente segreto italiano! A guerra finita, nel 1946 (mai lo avrebbe fatto prima, era un italiano tutto di un pezzo, il nostro Dadone!), inizia a collaborare con i servizi segreti americani, l’OSS, che utilizzano le sue conoscenze del mondo e della mentalità arabi.

E questa sua conoscenza si riflette anche nel libro A disonore del genere umano, che permette, scritto con assoluta obiettività di capire i termini di una questione i cui effetti ci angustiano anche oggi, direttamente e indirettamente e della quale, ahimè, non si vede una soluzione, perlomeno a breve termine.

Achille Ragazzoni