Umberto Bossi, figlio ribelle della Repubblica antifascista
Umberto Bossi si è accomiatato da questo mondo nel momento in cui missili, bombe e droni dominano la scena quotidiana generando preoccupazione ed inquietudine per quanto sta avvenendo in Medio Oriente e non solo in quella regione.
Al di là dei cordogli rituali ed ai battimani convenzionali che vengono tributati ai defunti, Bossi viene pianto e rimpianto veramente dai leghisti della prima ora, dai padani duri e puri, da quel popolo che, dal basso, sotto la sua guida è divenuto partito di massa. Quando il Senatùr, fondatore della Lega Lombarda entra unico e solo al Senato nel 1987 con lo 0,42% dei voti, nessuno immaginava quanto sarebbe accaduto cinque anni dopo, nel 1992: la Lega entrerà in massa in Parlamento forte di un consenso di oltre 3 milioni di voti diventando il quarto partito del Paese.
È il periodo di mani pulite con la magistratura che fustiga tutti i partiti dell’arco costituzionale ad eccezione del PCI, con la gente che plaude ed urla rabbiosa in piazza invocando la piazza. Fra sospettati di reato mostrati in pubblico ammanettati e cappi agitati in Parlamento, Bossi da vero capo popolo arringa i popoli del nord invitandoli a combattere Roma ladrona.
Memore dei suoi trascorsi nella estrema sinistra, si definisce “prototipo dell’antifascista” e, in tal caso, agitando la Lega anche tematiche care alla Destra – in quel momento il MSI-DN vive una crisi dovuta al dopo Almirante – quali lotta al sistema, alla partitocrazia ed agli sprechi, al fine di non essere bollato come fascista, la orienta in senso antifascista. Nello stesso tempo attacca anche i comunisti, i sindacati e la stampa.
Se Bossi accende, scalda ed arringa le folle c’è una Lega pensante che studia e si forma sotto la guida di una mente eccelsa quale è il professor Gianfanco Miglio che di federalismo se ne intende. Il connubio Bossi-Miglio avrà vita breve.
Scende in campo Berlusconi che convince il Senatùr a schierarsi con il centrodestra nelle politiche del marzo 1994. Bossi accetta, ma nascono due alleanze diverse perché il Senatùr di accordi con i “fascisti” del MSI-AN non ne vuol sapere: al nord il Polo delle Libertà raggruppa Lega e Forza Italia con il MSI-AN che corre da solo nei collegi uninominali; il Polo del Buon Governo al centrosud raggruppa Forza Italia e MSI-AN. Nasce il primo governo Berlusconi ma la Lega è un partito di lotta al governo di cui fa parte. L’esecutivo viene meno nel dicembre 1994 con il ribaltone di Bossi.
Il centrodestra invoca il ricorso anticipato alle urne, ma il Capo dello Stato, Scalfaro, è di parere opposto. Il centrodestra fa un magistrale autogoal politico consentendo la nascita di un esecutivo, elettoralmente illegittimo, quale è il governo tecnico presieduto da Lamberto Dini. Il governo tecnico dura poco più di un anno, il tempo necessario alle sinistre per organizzarsi e vincere le elezioni dell’aprile 1996 con Prodi.
Bossi vuole avere le mani libere e si presenta alle politiche 1996 contro il centrodestra e le sinistre che lui battezza spregiativamente Roma Polo, Roma Ulivo; le urne gli danno ragione, la Lega Nord raggiunge poco più del 10% dei voti.
Il successone ringalluzzisce il Senatùr che alza il tiro invocando secessione, nord libero, parlamento padano, nazione padana. Protesta, proposta e simbolismo sono la miscela esplosiva offerta dalla Lega.
Alle parole seguono i fatti.
Dalle sorgenti del Po, il 13 settembre 1996 nasce la Padania, una creatura che verrà battezzata a Venezia due giorni dopo, munita di triplice certificato:
- dichiarazione d’Indipendenza;
- Costituzione;
- Carta dei diritti.
Anche se il centrodestra condanna le azioni leghiste non disperando di riportare la Lega nell’alleanza, chi in quel periodo si oppone duramente al secessionismo bossiano è un’altra Lega: AT6-Lega d’Azione Meridionale, movimento politico fondato a Taranto nel 1992 da Giancarlo Cito che, grazie alle denunce anti partitocratiche della emittente di cui è proprietario, Antenna Taranto 6, ha conquistato il Comune della città (Cito dicembre 1993, De Cosmo 1996) riuscendo perfino ad entrare in Parlamento (Cerullo alla Camera 1994, Cito alla Camera 1996).
Movimento di destra che si batte per l’Unità Nazionale, nelle giornate in cui – settembre 1996 – Bossi celebra la nascita della Padania, che avrà il suo atto finale a Venezia, al grido di “Italia-Italia” e “Cito-Cito”, muniti di Tricolori e vessilli di AT6-Lega d’Azione Meridionale, Cito ed un migliaio di militanti marciano su Chioggia. Le Forze dell’Ordine devono faticare non poco affinché le due Leghe contrapposte non vengano a contatto.
Dopo aver bruciato una bandiera della Lega Nord, nel comizio di San Polo a Venezia, Cito attacca il “criminale” Bossi che “deve essere fermato” perché “non si risolvono i problemi nazionali dividendo i meridionali dai settentrionali” portando allo “sfascio l’Italia unita”.
Quanto alla sinistra di derivazione comunista, a seconda delle proprie convenienze, prima biasima poi esalta Bossi e, nel definire la Lega addirittura – quando le fa comodo – “costola della sinistra”, non si accorge del voto considerevole che va a riversarsi sul Carroccio da parte di operai, disoccupati, ceto medio, imprenditori e dei tanti meridionali viventi nel nord Italia.
Ma Bossi non è solo secessionista. Denuncia con largo anticipo i pericoli derivanti da una immigrazione irregolare di massa a prevalenza islamica, malvede i processi di unificazione europea che vanno a scapito delle comunità locali, avversa il progetto di moneta unica. La Lega nel 1999 non vota Prodi Presidente della Commissione Europea, a differenza dei partiti di Berlusconi e Fini che, al contrario, votano a favore commettendo l’ennesimo maldestro autogoal.
Anche le critiche al meridione d’Italia proferite con quel suo linguaggio celodurista hanno una connotazione non razzista, ma di denuncia nei confronti delle classi dirigenti fallimentari del sud seppur legittimate dal voto popolare. Per quanto fiumane di leghisti ammirino in vacanze, le bellezze del sud, sono innegabili i limiti di un meridione privo di classi dirigenti qualificate che, negli ultimi lustri è stato solo capace di esprimere il campano Vincenzo De Luca quale amministratore preparato ed autorevole. Inoltre, riguardo il Ponte sullo stretto, c’è voluto un politico del nord, per giunta leghista e fra i successori di Bossi alla guida del Carroccio, Matteo Salvini, per proporre ed avviare un progetto operativo, oggi avversato in modo ideologico e paranoico.
Con molta probabilità, la fine della parabola politica di Bossi avviene quando, voluta fortemente da Berlusconi, la Lega nel 2001 torna nell’alleanza di centrodestra.
Nasce il secondo governo Berlusconi e Bossi depone la causa secessionista per assumere il dicastero delle Riforme Istituzionali e Devoluzione. La Lega perde consensi e definitivamente il suo leader causa un ictus che lo colpisce nel marzo 2004.
Ma cosa sono stati, realmente, Bossi e la sua Lega dal 1992 al 2004? Perché in Italia si è affermato un partito dalle vaste dimensioni elettorali – tra l’altro forza di governo – che nell’era bossiana ha messo in discussione l’Unità Nazionale, calpestato il Tricolore parlando un linguaggio secessionista? Di chi è stata figlia quella Lega? E perché una tale anomalia ha preso corpo soltanto in Italia e non in altre Nazioni che, pur avvertendo l’esigenza federalista, non hanno visto generarsi l’abnorme fenomeno antinazionale e secessionista?
Ci sono vari modi per analizzare un fenomeno politico e sociale. La vulgata in auge anche se desueta, attribuisce i guasti che vive l’Italia al Risorgimento ed all’Unità d’Italia. In questo hanno sempre concordato Lega Nord e movimenti secessionisti proliferanti nel meridione della Nazione, anche se questi ultimi, rivelandosi divisi ed inconcludenti, non hanno fatto presa sulla gente. Pur con dei distinguo, tali tesi trovano sponda in alcuni settori dei cosiddetti partiti “nazionali” ed anche in alcuni ambienti culturali.
A nostro parere la Lega ed ogni forma di secessionismo che ha preso corpo in Italia è figlio di chi ha disgregato la Nazione degradandola a paese, ha minato lo Stato Unitario, ha diseducato gli italiani ai valori patriottici e nazionali. Di tutto ciò, a nostro parere, sono responsabili le classi dirigenti ed i partiti affermatisi in Italia dalla metà degli anni Quaranta in poi. È inutile nascondersi dietro il dito: il secessionismo è figlio di DC, PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI. Pur mettendo in discussione la vecchia politica che l’ha generata, la Lega antifascista di Bossi è stata una figlia indisciplinata che si è ribellata ai suoi genitori antifascisti quali sono stati appunto DC, PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI.
Sarà comunque la Storia a giudicare Bossi e la Lega.
Michele Salomone