Vaccini covid, riflessioni critiche e verità scomode

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Sui vaccini covid si è detto tutto e il contrario di tutto: chi dice che siano stati analizzati e chi no, chi sostiene che contengano la spike e chi solo il grafene, chi afferma che siano armi biologiche per ridurre la popolazione, chi dichiara che siano secretati militarmente e non sia possibile saperne il contenuto, chi rassicura l’isolamento del virus e chi lo nega… come uscire da questa babilonia? A chi credere?

Per questo abbiamo voluto fare chiarezza con il dott. Stefano Montanari, laureato in Farmacia nel 1972 presso l’Università di Modena con una tesi in microchimica, già insegnante di nanotecnologie e nanopatologie presso la scuola IFOA (Istituto Formazione Operatori Aziendali) e presso l’Accademia Quantica di Roma, autore di numerosi articoli scientifici sulle nanopatologie e sull’inquinamento ambientale, autore e coautore di diversi libri scientifici e divulgativi sull’argomento delle nanopatologie. Ricordiamo anche la sua recente pubblicazione “Scienzah o Scienza?”.

 “La verità – sottolinea Montanari – la dico da anni, ma nessuno mi ascolta. Si preferiscono le versioni di dilettanti, d’imbecilli, di ciarlatani e di veri e propri criminali. Basterebbe conoscere un po’ di farmacologia e di tecnica farmaceutica, pretendere di vedere il virus, e ragionare sul fatto che è vietato analizzare quella roba per smettere di dire sciocchezze. Una responsabilità su questa situazione ce l’ha il ragionier Giuseppe Piero Grillo detto Beppe, con il suo “uno vale uno”. Secondo questa teoria, qualunque cretino ha autorità”.

Avete mai pensato di procurarvi un campione dei vaccini Covid per esaminarne il contenuto?

In tempi normali la domanda sarebbe stata quanto di più ovvio e corretto si possa pensare. In passato abbiamo analizzato decine di vaccini e, allora, perché non farlo con quello che è sulla bocca di tutti? Ma i tempi non sono normali, e quel prodotto non si può analizzare. Non lo si può fare perché le fiale sono di proprietà dello Stato e sono coperte da segreto militare. I problemi, così, sono due: il primo è l’impossibilità di procurarsi il campione necessario, perché potrebbe arrivarci solo se venisse in qualche modo sottratto, il che costituirebbe un reato. In secondo luogo, come aggravante pesantissima, il prodotto è coperto da segreto militare e, se lo analizzassimo e ne rivelassimo i contenuti, il carcere sarebbe assicurato.

È possibile capire dagli effetti avversi o dalle gravi conseguenze a volte letali, la loro composizione?

Nella situazione in cui ci troviamo, con quel grottesco “uno vale uno” di Grillo, chiunque può affermare che certi effetti si hanno se un tale prodotto, a scelta di chi parla o scrive, è stato somministrato. Come spesso e, direi, sempre più spesso accade, si approfitta della credulità popolare, e questo per motivi che vanno da interessi economici a interessi di potere o, non di rado, semplicemente per il desiderio di salire alla ribalta. Se si deve rispondere alla sua domanda in modo onesto, la risposta è no.

Le autopsie cosa hanno rilevato attraverso l’analisi dettagliata dei tessuti e degli organi?

So bene che deluderò chissà quante persone, ma le autopsie, fatte come sono fatte, rivelano poco o nulla. I non addetti ai lavori credono che, aprendo un cadavere, ti saltino in mano le verità. In realtà non è così. Si deve sapere che cosa cercare, dove e come, cosa che non sembra far parte degli scopi di eventuali indagini. Tra gli altri numerosi ostacoli, ci sarebbe quello enorme del non sapere che cosa c’è davvero in quei prodotti, e, se non lo so, individuare certe cose non servirebbe a nulla perché non potrei trovare correlazioni significative. A volte, poi, l’autopsia può essere controproducente, perché, dicendo che non si è trovato nulla di anomalo, si assolverebbe l’eventuale colpevole e si farebbe valere con grande pubblicità quell’assoluzione. Sia chiaro: io non sto incolpando nessuno. Dico solo che, fatte nelle condizioni di oggi, le autopsie non mi darebbero risposte affidabili sotto gli aspetti che m’interessano.

Si dice che la tecnologia mRNA non sia un vaccino, ma una piattaforma sperimentale di modificazione genetica?

Il cardinale Carlo Carafa, morto strangolato per ordine del papa Pio IV nel 1561, diceva “Vulgus vult decipi, ergo, decipiatur!” il che, tradotto, significa che la gente vuole essere imbrogliata e, quindi, sia imbrogliata. Venendo a noi, grottescamente si cerca di modificare la definizione di vaccino, e non sono in pochi a cadere nell’imbroglio. I vaccini sono farmaci profilattici, cioè mirati a prevenire una malattia infettiva, e devono contenere il patogeno, cioè un generatore della patologia, in una forma qualunque. Questo non è il caso dei farmaci a mRNA, e distorcere una definizione è solo una presa in giro a danno di chi ci casca. Per di più, e so che, per l’ennesima volta, l’ovvietà che dirò cadrà nel vuoto, quei prodotti non sono sperimentali, e questo perché la sperimentazione ha regole precise, e quelle regole non sono mai state osservate né considerate. Quindi, quei liquidi non sono nemmeno sperimentali perché la sperimentazione non è mai iniziata.

I vaccini a mRna sono pro-farmaci, sieri genici, terapia genica? Quanta confusione!

Sono prodotti che mirano a modificare il DNA perché quello è il mestiere dell’mRNA. Dal punto di vista etico ho qualche dubbio sulla loro liceità.

Con l’inoculazione universale si è voluta testare una terapia genica per poter curare alcune patologie ?

Come ho detto, nessuna sperimentazione. Deve essere chiaro che, se si vuole somministrare un prodotto che non ha compiuto tutto il percorso necessario relativo alla sperimentazione, ma almeno una parte sì, lo si può fare solo in condizioni di emergenza, quando si sia di fronte ad una malattia sicuramente mortale per la quale non esistano cure. Si chiama “uso compassionevole”. Per applicarlo, si deve essere al cospetto di una malattia che si è già manifestata nell’individuo e non una malattia da prevenire. Occorre il consenso del malato e il permesso di un comitato etico. Lo si può fare solo al singolo individuo e non certo a gruppi o, peggio, a popolazioni intere. Questa è la regola, e nessuna di quelle condizioni esiste per i prodotti a mRNA. Ognuno tragga le conclusioni che crede.

L’OMS vuole ignorare il regolamento sui farmaci genici per poter permettere a Big Pharma di marcare il genoma umano creando una nuova generazione di esseri umani geneticamente modificati?

A mio parere, l’OMS va chiuso oggi stesso.

Se la modificazione genetica è brevettabile, colui che possiederà il brevetto eserciterà un controllo completo sulla biologia degli individui sottoposti a tali trattamenti?

Sarebbe la fine dell’umanità intesa come è sempre stata. Se l’umanità non si sveglierà, non avrà poi alcun diritto di rimpiangere ciò che era fino a poco prima. Peccato per i bambini che si ritrovano i genitori che hanno.

Non siamo più nel campo della medicina, ma dell’ingegneria biologica, una nuova forma di controllo?

Provi ad immaginare un’automobile capace di viaggiare a 1000 km/h, e che quell’automobile sia resa disponibile a chiunque la voglia guidare, senza che ci siano regole. Siamo arrivati ad un livello di sofisticazione tecnologica elevatissimo e ad una distorsione mostruosa della morale. In questo modo, tecnologie che, al massimo, dovrebbero rimanere a livello di curiosità, siano impiegate senza freni su chiunque.

Un suo commento sull’ Intelligenza Artificiale impiegata contro le malattie virali, nella preparazione di vaccini rapidi per future pandemie, nella ricerca di cure per malattie già esistenti e nella medicina personalizzata.

L’intelligenza artificiale ha diversi limiti, il primo dei quali è che non è intelligente. Per questo, non può fare ricerca, ma solo aiutare ad elaborare dati.

Quali i rischi dell’uso dell’I.A. se finisse in mani sbagliate?

La sua funzione è quella di poter elaborare innumerevoli dati in tempi brevissimi, ma i dati sono esclusivamente quelli inseriti dal programmatore. Quindi, tutto ciò che esula da quell’ambito non è utilizzabile e, per questo, mancando dati che possono essere fondamentali, si avrebbero inevitabilmente risultati sbagliati. Per divertirmi, ho provato a farle delle domande di latino, e le risposte che ho avuto avrebbero comportato la bocciatura senza pietà di uno studente somaro che avesse mai risposto in quel modo. Occorre rendersi conto, poi, che prestare fiducia incondizionata a quel sistema finisce per generare una sorta d’impigrimento mentale, un po’ come se, invece di allenarsi con le proprie gambe, un maratoneta compisse in automobile il percorso che lo dovrebbe impegnare. È evidente che non sarebbe più in grado di gareggiare. Per quanto mi riguarda, io sono del tutto favorevole all’uso di quel mezzo, ma a comandare devo essere io. Malauguratamente, invece, si trova comodo affidarsi a quella non-intelligenza, regalando al programmatore, in questo caso chi dà ordini al tecnico, un potere smisurato e, di fatto, consegnandoci a lui.

Cinzia Notaro