I rapporti tra l’ultimo papato e le Chiese orientali

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Il pontificato di Papa Francesco è stato caratterizzato da un forte slancio che si è tradotto in una ricerca instancabile dell’Unità tra i Cristiani e in un dialogo profondo con le Chiese orientali, nonostante ciò non sono comunque mancati i passi falsi e i fraintendimenti, che più di una volta hanno rischiato di creare fratture tra le parti. Tra queste Chiese quelle Armene – tanto quella Apostolica che Cattolica – hanno occupato un posto privilegiato per la loro storia di martirio, la ricchezza di spiritualità e la fedeltà incrollabile alla fede cristiana attraverso i secoli. Il rapporto tra Papa Francesco e il popolo armeno si fonda su una profonda stima reciproca, alimentata da gesti forti, incontri storici e dichiarazioni comuni.

Un momento di particolare rilievo è stato il viaggio apostolico in Armenia, nel giugno 2016, definito dallo stesso Pontefice come “pellegrinaggio di fraternità”. Accolto calorosamente dal Catholicos Karekin II, Papa Francesco partecipò a liturgie comuni, pregò presso il memoriale del Metz Yeghern e firmò una dichiarazione congiunta in cui si riaffermava la volontà di camminare verso la piena comunione, nel rispetto delle reciproche tradizioni teologiche e spirituali. “Qui si respira la fede”, disse Francesco, ricordando come il cristianesimo sia penetrato nella cultura armena in modo profondo e irripetibile.

Già l’anno precedente, nel 2015, in occasione del centenario del genocidio armeno, Papa Francesco aveva celebrato una solenne Messa nella Basilica di San Pietro, definendo apertamente il massacro del 1915 come “il primo genocidio del XX secolo”. Un gesto coraggioso, accolto con profonda gratitudine dal popolo armeno, ma anche con tensione diplomatica da parte di Ankara. Durante quella celebrazione, Papa Francesco proclamò Dottore della Chiesa universale San Gregorio di Narek, mistico e poeta armeno del X secolo, simbolo di una spiritualità contemplativa e profonda che unisce le tradizioni orientali e occidentali. Queste aperture furono favorite da uno straordinario attivismo della Diplomazia Armena da capacità e intuizioni di straordinari uomini e donne rappresentanti delle istituzioni laiche ed ecclesiastiche tra cui non possiamo dimenticare: l’ex Ambasciatore dell’Armenia in Presso la Santa Sede S.E. Mikayel Minasyan, il Patriarca Armeno Cattolico S, B. Nerses Bedros XIX Tarmouni di Venerata Memoria, l’attuale Ordinario per gli Armeni Cattolici dell’Armenia, S.E. Rev. Mons. Kevork Noradounguian.

Il dialogo di Francesco si estende ben oltre l’Armenia. Un legame fraterno e costante lo unisce al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. I due leader cristiani hanno condiviso numerosi momenti pubblici e iniziative comuni, in particolare sui temi della salvaguardia del creato e della giustizia sociale. Francesco è il primo Papa ad aver partecipato alla Divina Liturgia nella sede del Patriarcato Ecumenico durante la festa di Sant’Andrea nel 2014, in un gesto di umiltà e vicinanza che ha segnato una svolta nei rapporti tra Roma e Costantinopoli.

Le affinità tra la Chiesa Cattolica e le Chiese orientali si scorgono nella comune venerazione per i santi e i martiri, nell’amore per la liturgia solenne e simbolica, nella fedeltà alla tradizione e nella centralità del monachesimo e della spiritualità. Papa Francesco ebbe a sottolineare sempre come “l’unità tra i cristiani non potrà nascere da compromessi dottrinali imposti, ma dalla condivisione di cammini, di preghiera e di testimonianza del Vangelo, anche attraverso le ferite della storia”.

Importante anche l’incontro con Elia II, Patriarca della Chiesa Ortodossa Georgiana, avvenuto durante il viaggio in Georgia nel 2016. Pur tra differenze teologiche e riserve ecclesiali, il dialogo è stato improntato al rispetto e al riconoscimento della testimonianza cristiana del popolo georgiano, fortemente ancorata alla propria identità spirituale.

Da ricordare anche, lo storico incontro con il Patriarca Kirill di Mosca, nel febbraio 2016 all’aeroporto dell’Avana, ha rappresentato un evento senza precedenti nella storia del cristianesimo moderno: il primo abbraccio tra un Papa e un Patriarca di tutte le Russie. L’incontro, coronato da una dichiarazione congiunta, ha aperto nuove prospettive per il dialogo tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa Russa, soprattutto nel contesto delle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente e della necessità di una testimonianza comune.

Il rapporto tra Papa Francesco e le Chiese orientali è stato segnato da un atteggiamento di rispetto profondo, attenzione ai simboli, volontà di collaborazione e apertura spirituale. È un ecumenismo vissuto, non teorico, che mette al centro la fraternità, la memoria condivisa e la testimonianza del Vangelo nel mondo contemporaneo. Un cammino che, pur nella complessità delle differenze, continua a generare segni di speranza e di unità tra i discepoli di Cristo.

Carlo Coppola